Trump attacca Draghi (e i governi europei). Ma quello italiano da che parte sta?

Focus

Il presidente americano contro le scelte economiche del capo della Bce, che aiutano l’economia europea. Assordante silenzio di Conte, Salvini e Di Maio

Non avrà forse l’epica dell’ormai proverbiale “whatever it takes” pronunciato da Londra nel 2012, ma il discorso di Mario Draghi in occasione dell’apertura del ‘Forum on Central Banking’ di Sintra, in Portogallo, ripropone l’immagine di una Bce pronta praticamente a tutto per portare l’inflazione verso l’obiettivo definito dal mandato. E tanto è bastato per scaldare subito i mercati.

“In assenza di un miglioramento, nella misura in cui il sostenuto ritorno dell’inflazione al nostro obiettivo risulti minacciato, sarà necessario uno stimolo addizionale”, afferma il numero uno della Bce, mettendo in chiaro che “ulteriori tagli ai tassi di interesse e misure di mitigazione destinate a contenere eventuali effetti collaterali rimangono parte dei nostri strumenti”, ma anche che “l’App ha ancora un considerevole spazio a disposizione”. Un riferimento, quest’ultimo, al programma di acquisto titoli noto anche come “quantitative easing”, chiuso a fine 2018 ma non per forza abbandonato per sempre.Parole che pesano.

E che si riflettono immediatamente nell’andamento dello spread, in rapida discesa in area 240 punti base, dagli oltre 250 sui quali aveva aperto. A reagire è anche il mercato dei cambi, con l’euro che a sua volta perde quota in modo evidente rispetto al dollaro, piombando in breve tempo da 1,12 a 1,11 biglietti verdi, scatenando le ire di Donald Trump. “Mario Draghi ha appena annunciato che potrebbero arrivare ulteriori stimoli, il che ha fatto immediatamente calare il cambio dell’euro rispetto al dollaro, rendendo ingiustamente più facile per loro competere contro gli Usa”, tuona una prima volta via Twitter il presidente statunitense, secondo cui gli europei “sono anni che la fanno franca con queste cose, insieme alla Cina e ad altri”. Per poi puntare il dito, sempre via social network, sull’impennata del Dax tedesco che ha fatto seguito alle osservazioni del numero uno della Bce, definita “molto sleale per gli Stati Uniti”.

Dal forum portoghese non si fa attendere la risposta del numero uno di Francoforte, politicamente corretta e indiretta come si deve a un banchiere centrale. La Bce, dice Draghi, “non mira al tasso di cambio” tra gli obiettivi, ma usa “tutti gli strumenti disponibili per far risalire l’inflazione”.

In realtà la reazione di Draghi sarebbe potuta essere ben più robusta, dato che proprio Trump dimentica (o fa finta di dimenticare) quanto l’azione decisa della Fed sui tassi d’interesse sia stata fondamentale per far uscire gli Usa dalla crisi economica. Ed è curioso che ancora oggi il presidente americano, con il mercato del lavoro che sull’altra sponda dell’Atlantico negli ultimi tempi ha deluso per quanto riguarda la creazione di nuovi posti nei settori privati non agricoli, sia tra i principali sostenitori di un’ulteriore intervento della Banca centrale Usa. Insomma, ciò che va bene a Washington, per Trump, non va bene a Bruxelles.

Una disparità di vedute in cui si fatica a non vedere quanto interessate fossero le critiche di Trump, la cui strategia è da sempre basata sull’indebolimento dell’Unione Europea per rafforzare l’egemonia americana a livello economico e geopolitico. E si fa ancora più fatica a capire come il governo italiano, uno tra quelli che traggono più vantaggio dalle scelte di Draghi, non abbia neppure il coraggio di schierarsi con la Bce per paura di far arrabbiare Trump. Non una parola in difesa di Francoforte è arrivata da Salvini o da Di Maio, e neppure da quel Conte che rivendica autonomia dai suoi vicepremier. Un governo prigioniero della sua stessa propaganda, che sacrifica ancora una volta gli interessi del Paese per logiche di affiliazione politica.

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