Trump cancella Obama sul clima. Il mondo a rischio

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Il presidente Usa paga un’altra cambiale elettorale e archivia l’ennesima eredità lasciata agli Usa e al mondo dal suo predecessore

“La guerra al carbone è finita”. Con questa frase del capo dell’agenzia federale Usa per l’Ambiente (EPA), Scott Pruitt, l’America e il mondo fanno un clamoroso passo indietro nella lotta al riscaldamento globale. Donald Trump ha deciso di cancellare con un tratto di penna un’altra delle eredità che Barack Obama aveva lasciato al sua Paese, il Clean Power Plan, il programma che taglia le emissioni degli impianti a carbone. Un piano da molti addirittura criticato per la sua moderazione.

Come sono lontani i tempi in cui il presidente Usa, per la prima volta nella storia, si spingeva all’altezza del circolo polare artico in Alaska per portare la sua testimonianza politica in difesa del pianeta. Oggi Trump deve pagare la sua cambiale elettorale. Una delle sue promesse, infatti, era stato l’impegno a ‘soccorrere’ l’economia del carbone in America, i minatori, le miniere. E Pruitt è stato scelto alla guida dell’Epa anche per questo dato il suo scetticismo per quella ‘scienza’ sul clima che, secondo i critici, è allarmista e pone limiti superflui.

Clean Power Plan era stato introdotto dall’amministrazione Obama in uno sforzo per ridurre il livello di emissioni inquinanti delle centrali elettriche del 32 per cento entro il 2030. Gli impianti sono i maggiori produttori dei gas serra, principali responsabili secondo gli esperti del cambiamento climatico. Per Pruitt il regolamento introdotto da Obama nel 2015 era “illegale” e “definiva vincitori e perdenti” nella competizione per produrre energia elettrica negli Usa. “Il potere regolatorio non dovrebbe mai essere usato per definire vincitori e perdenti”.

Secondo il New York Times l’abolizione delle misure del Clean Power Plan renderebbe più difficile per gli Stati Uniti rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi per il contrasto ai cambiamenti climatici. Stando alle anticipazioni del quotidiano, nel testo preparato dall’Epa si calcola che il mancato rispetto delle limitazioni sulle emissioni consentirebbe agli Usa di risparmiare 33 miliardi di dollari. Di certo, il ritiro di Washington dall’accordo è stato uno dei cavalli di battaglia elettorali di Trump.

L’amministrazione Trump continua così a lavorare sulle direttrici tracciate dal tycoon nella sua corsa verso la Casa Bianca. E allora torna a concentrarsi anche sull’immigrazione, dettando le condizioni per aprire il dialogo con i democratici per un eventuale accordo sui cosiddetti Dreamers. Fa la lista dei punti chiave e ribadisce così la stretta promessa sull’immigrazione: dal muro al confine con il Messico, alla regolamentazione del flusso di arrivi legali rivedendo alcuni punti del sistema di rilascio della ‘carta verde’, fino ad eliminare quegli ‘strappi’ al confine che consentono l’ingresso di minori in fuga da caos e violenza di paesi dell’America Centrale. Lista pronta per il Congresso, ma che mette i democratici in difficoltà: non fanno breccia gli argomenti proposti dal presidente, uno ad uno si imbattono nel muro democratico e rischiano – almeno per il momento – di far slittare quell’intesa cui lo stesso Trump sembrava puntare quando ha revocato il programma voluto da Obama per consentire a immigrati giunti illegalmente negli Usa da minori di restare nel Paese.

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