Trump che sbatte contro il Muro

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Muro e shutdown corrodono la popolarità di Trump, mentre nel Partito democratico nascono nuove stelle polari come Harris, Ocasio Cortéz e O’Rourke

Il presidente Trump è inciampato, suo malgrado, nell’ex deputato democratico Beto O’Rourke durante il suo discorso “pro muro” di lunedì scorso. O’Rourke, il figliolo preferito di El Paso, Texas, ha infatti organizzato un contro-rally proprio accanto a quello del presidente Trump, battendolo a quanto pare sulle cifre dei partecipanti. Trump durante il suo discorso, fra grandi cartelli che inneggiavano al muro “Finish the Wall”, “ Build the Wall” e il solito fiume di cappellini rossi, ha schernito il rivale O’ Rourke dicendo che al suo comizio ci saranno state sì e no “50 persone”, mentre le cifre danno una partecipazione che va dalle 7000 alle 15mila.

Quanto a Trump, per il dipartimento dei pompieri di El Paso la capacità di “El Paso Coliseum”, dove si trovava il presidente, è di 6500 persone, con più di 10mila che avrebbero voluto partecipare. Trump lunedì invece ha parlato di 35mila persone che sarebbero state presenti al suo comizio e di 69mila persone che avrebbero voluto parteciparvi. Inoltre la polizia di El Paso si è infuriata per le dichiarazioni di Trump che ha definito la città “una delle più pericolose degli Stati Uniti” prima che nel 2008 fosse costruita una barriera ai confine con il Messico. La polizia, al contrario, afferma che la città è una delle più sicure del paese già da tre decenni.

Insomma, le bugie hanno le gambe corte ma nel frattempo la propaganda trumpista le diffonde a tutto spiano ad uso e consumo della sua base elettorale. Nulla di nuovo sotto il sole. La strategia di accusare i media mainstream di dire bugie quando invece si è i primi ad usarle come propaganda sembra ormai non essere di solo appannaggio del presidente americano.
Ma quanto conviene a Trump insistere sul muro? Quanto paga la sua politica anti migranti?

Il gradimento del presidente viene continuamente monitorato stato per stato e sembra assestarsi ne’ più ne’ meno al livello di quello dei suoi predecessori, forse meno di Obama, ma in generale la buona salute dell’economia statunitense non lo fa spostare troppo dal 40%. Però si sta vedendo come l’argomento muro e lo shutdown legato ai fondi per lo stesso, stia corrodendo la popolarità di Trump. Lo shutdown è durato per più di un mese durante le festività e la polemica in corso potrebbe causare un ulteriore shutdown questo venerdì, un’ipotesi molto malvista dagli stessi conservatori, che stanno cercando una via onorevole per un “deal” non troppo penalizzante per Trump.
Di certo tutto questo non aiuta il presidente ad attirare nuovi elettori: lo shutdown provoca infatti molti danni, disagi per la popolazione, blocchi di stipendi statali. Collegare tutto questo alla causa del “muro” anti migranti risulta essere un potente boomerang per Trump.

Se infatti la costruzione del muro risulta essere ormai di fondamentale importanza per la sua base elettorale e per i sostenitori più accesi del presidente, non sembra affatto infiammare gli animi degli altri repubblicani, più scettici sulla questione, che credono che i problemi legati all’immigrazione e all’illegalità’ non si risolvano con un muro ma con leggi ad hoc.
Il cosiddetto “muro”, non sarà in realtà neanche un muro, ma un filo spinato, perché i senatori democratici hanno offerto solo 1,3 miliardi di dollari, meno di quanto avevano offerto lo scorso anno, contro una richiesta di Trump di 5,7 miliardi. In più, vogliono ridurre il numero di letti nelle prigioni per evitare che siano messi in galera troppo a lungo immigrati che non abbiano commesso reati, oltre a quello di essere rimasti illegalmente negli Stati Uniti. A tutto questo si aggiunge che non ci sarebbero più i soldi per rimpinguare le fila della polizia di frontiera, come desidera il presidente.

Trump non sta vincendo sulla questione immigrazione, anzi. Ha forse sottostimato la forza di Nancy Pelosi, una delle donne più influenti della politica americana, che è riuscita a tenere uniti tutti i democratici contro il muro di Trump. Cosa rimane adesso a Trump se non si dovesse trovare un accordo condiviso? Potrebbe richiedere una “executive action” e dichiarare lo stato di emergenza, rischiando però di provocare una maggiore dose di insofferenza, protesta e soprattutto, di finire davanti alla Corte Suprema.

In risposta alla politica conservatrice e demagogica di Trump, che usa gli immigrati come fulcro della sua agenda presidenziale, scagliandosi contro di loro come nessun presidente americano aveva mai fatto prima, vediamo nascere delle nuove stelle polari del partito democratico, come la californiana Kamala Harris, che ha annunciato la sua candidatura alle primarie nel giorno in cui si onora Martin Luther King. Se avesse successo sarebbe la prima afro-americana a vincere la nomina. O anche come l’astro nascente Alexandria Ocasio Cortez, di origine portoricana, conosciuta anche come AOC, 29 anni, la più giovane parlamentare eletta in congresso. Ocasio Cortez è sì alla sua prima esperienza, ma non è inesperta, visto che aveva lavorato per la campagna di Bernie Sanders nel 2016 e ancora prima, mentre studiava alla Boston University, per il senatore Ted Kennedy.

Viene da una famiglia del Bronx, si dichiara “democratica socialista” e ha proposte molto popolari al momento (e che per i conservatori sono ancora argomenti tabù) come sanità pubblica, lavoro garantito, scuole pubbliche e università pubbliche gratuite (tutti conoscono i costi proibitivi delle università americane, anche di quelle pubbliche) assenza dal lavoro per motivi familiari e di salute retribuita. Anche Beto O’Rourke, che fino adesso si è sempre schermito davanti alle richieste della stampa su una sua possibile candidatura, dopo il successo del suo rally anti presidenziale di lunedì, potrebbe finalmente rompere gli indugi e candidarsi alle primarie democratiche.

Trump invece potrebbe scontrarsi contro il suo stesso muro proprio venerdì, dovendo scegliere fra un accordo che gli darebbe solo delle “briciole” e un’azione esecutiva che potrebbe costargli molto cara.

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