Non solo Kim: tutti gli obiettivi del “celodurismo” trumpiano

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L’inizio del 2018 del presidente americano è stato più aggressivo che mai in politica estera

Per fortuna che Donald Trump si era presentato in campagna elettorale dicendo che gli Stati Uniti avrebbero dovuto smetterla di fare i gendarmi del mondo e che si sarebbero interessati sempre meno di questioni internazionali per occuparsi di più dei problemi interni. E se avesse promesso maggiore interventismo cosa sarebbe successo?

Neanche il tempo di rientrare alla Casa Bianca dopo le ferie natalizie e il presidente ha già cominciato a delineare la politica estera americana per l’anno nuovo. Con due costanti: Twitter e il “celodurismo” esasperato.

Il dossier più delicato e che continua a fare più rumore è quello della Corea del Nord. Pur apprezzando le aperture reciproche fatte nelle scorse ore da Pyongyang e Seoul, Trump non è riuscito a trattenere i suoi istinti in una partita dialettica con Kim Jong-un dai toni sempre più scadenti e volgari. Lo si era già capito quando si erano dati rispettivamente del “ciccione” e del “vecchio”. La nuova puntata della saga riguarda le “dimensioni” del pulsante nucleare di cui ognuno dispone.

E così, dopo le minacce del leader nordcoreano dei giorni scorsi, The Donald ha risposto su Twitter di “avere un pulsante nucleare più potente, più grande e che funziona molto meglio di quello di Kim“.

Non solo la Corea, però. Nel mirino degli improperi trumpiani, in questo inizio anno, ci sono anche l’Iran e il Pakistan. Il presidente non ha esitato un attimo a prendere la parti del “grande popolo iraniano” in rivolta contro “un regime corrotto e brutale”. Una presa di posizione durissima che nasconde un obiettivo ben preciso (e condiviso con tutti gli apparati che si occupano di politica estera a Washington): limitare Teheran e non farle assurgere lo status di potenza egemone nella regione mediorientale. Non è un caso che l’ambasciatore americano alle Nazioni Unite abbia chiesto una riunione straordinaria del consiglio di Sicurezza per capire cosa stia succedendo in Iran.

Ma Trump ha aggiunto alla lista anche il Pakistan, per molti anni alleato degli Stati Uniti, accusato da Washington di sostenere i gruppi terroristici. “Non ci hanno dato altro che bugie e imbrogli, credendo che i nostri leader sono stupidi“, ha scritto Trump su Twitter, aggiungendo che negli ultimi 15 anni ha ricevuto 33 miliardi di dollari in aiuti economici. Proprio all’inizio della settimana Haley ha bloccato 255 milioni di dollari in aiuti al Pakistan.

E dopo l’azzardo del riconoscimento di Israele come capitale di Gerusalemme, in questo turbolento inizio di 2018, Trump ha avuto parole “tenere” anche per il popolo palestinese: “Paghiamo ai palestinesi centinaia di milioni di dollari all’anno senza riconoscimento o rispetto” da parte loro, ha twittato. “Dal momento che i palestinesi non vogliono più parlare di pace, perché dovremmo pagare loro enormi versamenti in futuro?” ha aggiunto il presidente. Hanan Ashrawi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), ha risposto sostenendo che i palestinesi non cederanno al “ricatto” degli Stati Uniti. “Trump ha sabotato la nostra ricerca di pace, libertà e giustizia. Ora lui osa accusare i palestinesi delle conseguenze delle sue azioni irresponsabili”.

Insomma, se questo è solo l’inizio, nel 2018 se ne vedranno delle belle (Russia, Cina e leader europei sono avvertiti). E il mondo potrà solo pagare con altra instabilità il bullismo internazionale di Trump.

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