“Sta scherzando col fuoco”. Tutti contro Trump per l’accelerazione su Gerusalemme

Focus

Non solo Paesi Arabi ed Europa, anche parte dell’intelligence americana sarebbe contraria alla decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato d’Israele e trasferirvi l’ambasciata Usa

Trump scherza con il fuoco“. E’ una levata di scudi generale quella che si è sollevata contro il presidente degli Stati Uniti per la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele e trasferirvi l’ambasciata americana, ora situata a Tel Aviv. Oltre alle ire dei Paesi arabi e alle preoccupazioni manifestate da tutte le cancellerie europee, nella stessa amministrazione Usa c’è sconcerto. Come riportato da alcune fonti interne al Dipartimento di Stato e all’intelligence americana, l’attesa decisione ha incontrato alcuni fermi oppositori. Il timore è che la mossa possa trasformarsi in un boomerang per Israele e contro gli interessi americani in Medio Oriente. Per non parlare dell’aumento del rischio terrorismo negli Usa.

Un dibattito aperto e talmente aspro da provocare  – come riferisce la Cnn – un possibile slittamento della decisione. In particolare, secondo il network americano, si starebbe valutando come controbilanciare il provvedimento tenendo conto anche della istanze dei palestinesi.

E’ stata una giornata caratterizzata da forti tensioni a livello diplomatico. I capi di Stato della Lega araba, durante la sessione straordinaria tenuta al Cairo, hanno rimarcato la “pericolosità” di una simile decisione che “minaccia la stabilità” di tutto il Medio Oriente. Duro l’avvertimento lanciato a Trump dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha anche minacciato di tagliare le proprie relazioni diplomatiche con lo stato ebraico. Lo status di Gerusalemme, ha detto, è la “linea rossa per i musulmani”.

Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha manifestato la sua “preoccupazione”. Macron e Trump hanno avuto un colloquio telefonico nella notte, riferisce l’Eliseo, in cui il presidente francese ha detto che “la questione dello status di Gerusalemme dovrà trovare una soluzione nel segno dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi“. Negoziati che devono avere come obiettivo la costituzione di due Stati “che vivano insieme in pace e in sicurezza, con Gerusalemme come capitale”, ha aggiunto Macron.

Concetti sottolineati, in una conferenza stampa a Bruxelles con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, anche dall’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. Trump ha chiamato il presidente palestinese Abu Mazen, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il re di Giordania Abdallah. I palestinesi non hanno dubbi: l’eventuale decisione “decreterebbe” la fine dello sforzo americano di rilanciare il processo di pace. “Non accetteremo più la mediazione americana, non accetteremo più la mediazione del signor Trump“, ha avvertito uno stretto collaboratore di Abu Mazen, Nabil Shaath. Anche l’Arabia Saudita ha espresso “preoccupazione” per una decisione “ingiustificata” che sarebbe “una grande violazione del principio di non influenza nei negoziati sul conflitto tra Israele e i palestinesi”.

Nel frattempo, le forze di sicurezza israeliane sono in allerta davanti al rischio di una rivolta palestinese dopo che Hamas ha minacciato una nuova intifada. I media locali riferiscono di un vertice tra la polizia e i servizi segreti nei giorni scorsi, in cui è stata valutata la situazione, per prepararsi a una ondata di violenza e attacchi terroristici che potrebbero essere simili ai disordini scoppiati dopo la decisione, lo scorso luglio, di introdurre i metal detectors al Monte del Tempio, per i palestinesi la Spianata delle moschee.

Netanyahu ha risposto a Erdogan: “Che gli piaccia o no – ha detto – Gerusalemme è la capitale ebraica da tre mila anni. I giorni dell’impero ottomano sono finiti”. Per il premier israeliano la decisione di spostare la capitale a Gerusalemme sarebbe “la più corretta dal punto di vista storico”, una decisione per la quale “non è necessaria l’approvazione di Erdogan”. Esulta il falco dell’amministrazione israeliana, il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, che spera in una decisione definitiva di Trump, e parla di “opportunità storica per rettificare l’ingiustizia”. “Spero – ha auspicato – di vedere un’ambasciata americana qui a Gerusalemme la prossima settimana o il prossimo mese”.

 

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