Parigi boccia Trump, ma Netanyahu insiste: “Gerusalemme è la capitale di Israele”

Focus

Macron incontra il primo ministro israeliano: “La Francia disapprova la decisione di Trump.

“La decisione degli Usa è contraria al diritto internazionale” e di conseguenza “pericolosa per la pace”. È fermo il presidente francese Emmanuel Macron nel condannare il gesto di Donald Trump di considerare Gerusalemme la capitale di Israele, gesto che, insiste anche l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite Nikki Haley, secondo Washington “aiuterà il processo di pace” in Medio Oriente.

Ma anche il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha accusato l’Europa di ipocrisia (“Ho sentito voci di condanna della storica decisione di Trump – ha detto – ma non sul lancio di razzi contro Israele e sul terribile incitamento contro lo stato ebraico”) per poi incontrare Macron all’Eliseo e volare domani a Bruxelles, ha insistito: “Parigi è la capitale della Francia, Gerusalemme è la capitale di Israele”.

Il presidente francese ha giudicato “spiacevole” la svolta data da Trump e ha poi lanciato un appello alla calma per tutti, temendo che questo tema “arrivi ad aggiungere instabilità alla regione”. La Francia “disapprova la decisione degli Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e di trasferire l’ambasciata di Tel Aviv a Gerusalemme”: si legge in un comunicato dell’Eliseo nel quale si evoca anche la necessità che Gerusalemme diventi “la capitale di due Stati, Israele e Palestina”. E Macron ha chiesto a Netanyahu di “congelare” le colonie israeliane come “gesto di fiducia” nei confronti dei palestinesi dopo lo scontro su Gerusalemme.

Un messaggio ripetuto ieri nel corso di una conversazione telefonica tra Macron e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “La Francia ribadisce il suo legame al diritto internazionale e al rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu. Gerusalemme ha vocazione a divenire la capitale di due Stati, Israele e Palestina, secondo le modalità che spetta definire attraverso il negoziato ai palestinesi e agli israeliani”. Nel corso della conversazione con Erdogan, il presidente francese ha anche ha anche “sottolineato la necessità di evitare ripercussioni negative sull’insieme della regione e contribuire alla pacificazione, per ridare prospettive alla pace”.

Erdogan, dal canto suo, ha definito Israele “uno Stato terrorista” che “uccide bambini”, aggiungendo che lotterà “con tutti i mezzi” contro il riconoscimento da parte degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. “La Palestina è una vittima innocente. Quanto a Israele, è uno Stato terrorista, sì, terrorista”.

Immediata la risposta di Netanyahu alle parole infuocate che arrivano dal presidente turco: “Non accetto lezioni di moralita’ da un leader che bombarda i villaggi curdi in Turchia, che imprigiona i giornalisti, aiuta l’Iran ad aggirare le sanzioni internazionali e aiuta i terroristi, in particolare a Gaza”, ha detto Netanyahu.

Nel frattempo anche Hamas torna a parlare: ”Facciamo appello al nostro popolo a portare avanti l’Intifada e a fare ricorso a tutti i mezzi di resistenza per opporsi agli occupanti”. Riferendosi alla uccisione a Gaza di due suoi miliziani in un’incursione aerea israeliana, Hamas aggiunge: ”Il nemico pagherà un duro prezzo avendo infranto le regole della guerra alla resistenza. I prossimi giorni dimostreranno l’enormità del suo errore”.

L’Intifada arriva anche nel cuore di Gerusalemme: un 25enne israeliano che prestava servizio come guardia di sicurezza a una stazione di bus è stato accoltellato al petto da un palestinese, poi arrestato dalla polizia. Il giovane è grave. Nel frattempo il numero dei feriti palestinesi ha raggiunto quota 1.250 al quinto giorno di proteste dopo l’annuncio degli Stati Uniti. Di questi, 150 sono stati feriti dalle armi da fuoco con normali pallottole sparate dai soldati israeliani.  Il Centro palestinese per i diritti umani ha affermato che Israele ha usato la forza eccessiva contro i civili palestinesi nella West Bank e nella Striscia di Gaza.

La tensione è forte anche in altri Paesi del Medio Oriente. A Beirut si è svolta una manifestazione pro Palestina di fronte all’ambasciata Usa: lì le forze di sicurezza libanesi hanno risposto sparando lacrimogeni e cannoni ad acqua sulla folla. Mentre in Giordania la Camera bassa del Parlamento ha votato oggi all’unanimità una mozione per chiedere di “rivedere” tutti gli accordi firmati finora con Israele, e in particolare il Trattato di pace del 1994, così come “tutte le violazioni a questi” trattati alla luce della decisioneUsa.

Di fronte a una situazione ormai esplosiva, i ministri degli Esteri della Lega araba hanno lanciato un appello affinché Washington torni indietro sulla sua decisione in una risoluzione pubblicata questa mattina dopo una riunione al Cairo. Mentre è previsto invece per mercoledì a Istanbul il vertice dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica, il principale gruppo pan-islamico, voluto dal presidente turco Erdogan.

E per quanto riguarda le incursioni aeree condotte a Gaza nella notte di venerdì il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha spiegato che sono servite a colpire “installazioni di importanza critica per Hamas. Abbiamo distrutto – ha precisato – uno stabilimento per la produzione di razzi ed un deposito dove erano custodite armi strategiche di Hamas”, ha detto il ministro – presidente del partito ultranazionalista Israel Beitenu, cioè Israele casa nostra – che ha invitato a boicottare negozi e attività commerciali arabi nella regione di Wadi Ara, nel nord di Israele, dove si sono verificati scontri tra polizia e palestinesi. Gli arabi di quella zona “non sono parte di noi” e “non appartengono allo Stato di Israele”, ha detto Lieberman, invitando “smettere di andare nei loro negozi, smettere di comprare, smettere di consumare servizi lì. Fate sentire loro che qui non sono i benvenuti”, ha detto il ministro che ha ricevuto la condanna da parte dei deputati israeliani arabi.

La tensione, insomma, è alta ovunque, tanto che anche il Vaticano segue “con grande attenzione gli sviluppi della situazione in Medio Oriente”, come si legge in una nota ufficiale che ribadisce l’appello del Papa “alla saggezza e alla prudenza di tutti” invitando i leader delle varie Nazioni a “scongiurare una nuova spirale di violenza, rispondendo, con le parole e i fatti, agli aneliti di pace, di giustizia e di sicurezza delle popolazioni di quella martoriata terra”, è il pensiero del pontefice, secondo il quale “solo una soluzione negoziata tra israeliani e palestinesi” può “garantire la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti”.

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