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Trump-Juncker, la tregua che non ti aspetti. Reggerà la linea “dazi zero”?

“Il nostro vero nemico è l’Unione Europea”. Più della Russia di Putin o della Cina capital-comunista. Forse anche più della Corea di Kim. Così tuonava Donald Trump nei giorni del vertice Nato, forse il momento più basso dei rapporti tra le due sponde dell’Atlantico negli ultimi settant’anni, insieme al disastroso G7 canadese. Per questo, ci si aspettava che il bilaterale alla Casa Bianca tra il presidente degli Stati Uniti e quello della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, sarebbe stato poco più che una incontro di cortesia tra due uomini che, di fatto, si detestano.

E invece è arrivato un annuncio, tanto inaspettato, quanto fondamentale per fermare sul nascere una potenziale guerra commerciale che sarebbe stata devastante. Un impegno per arrivare a “zero dazi, zero barriere e zero sussidi su prodotti industriali non automobilistici”.

Con la proclamazione di questa inaspettata tregua tra Washington e Bruxelles, la prima economia al mondo e il vecchio continente hanno dichiarato il loro impegno a lavorare insieme anche per riformare l’organizzazione mondiale del commercio. “Entrambi vinceremo“, hanno dichiarato in una nota congiunta Usa e Ue, che insieme contano oltre 830 milioni di cittadini, rappresentano più del 50% del pil mondiale e vantano “la più grande relazione economica al mondo” avente un valore di 1.000 Miliardi di dollari. “Vogliamo rafforzare ulteriormente questa relazione commerciale a beneficio di tutti i cittadini europei e americani”, hanno spiegato.

Il corollario fondamentale all’accordo è che non solo si punta ad arrivare a “dazi zero” sulla totalità dei prodotti non automobilistici ma che, soprattutto, non verrà applicato il ventilato aumento delle tasse sulla macchine europee importate negli Stati Uniti dall’Unione Europea. Alla vigilia del vertice c’era chi sosteneva che lo stesso Trump volesse addirittura decuplicare i dazi, portandoli al 25% rispetto ai 2,5% attuali. Una decisione che avrebbe lasciato dietro di sé una scia pesantissima. La minaccia era così concreta che la commissaria europea al commercio, Cecilia Malmström, aveva detto di aver pronti nuovi dazi per i prodotti americani per un valore di 20 miliardi di euro all’anno.

Il volume degli affari è così elevato che gli Stati Uniti sono il primo mercato estero per le auto europee. Una macchina su quattro fra quelle prodotte in Europa e destinata all’estero, è finita negli Stati Uniti. Al contrario, le case automobilistiche americane hanno solamente una piccola fetta di mercato fra le auto importante in Europa, pari al 14 per cento. Una situazione che aveva indotto Trump a minacciare la levata di scudi. Alla fine, però, hanno prevalso le valutazioni che prospettavano una serie di problemi, non solo per l’Europa, ma anche per i 140mila lavoratori americani impiegati in patria, negli stabilimenti delle case automobilistiche europee.

E se negli Usa, gli accordi annunciati vengono visti come un successo di Trump (grazie all’impegno dell’Ue ad acquistare più semi di soia e più gas liquefatto dagli Usa), in Europa Juncker potrà rivendicare davanti agli Stati membri di essere riuscito a sventare una minaccia incombente e preoccupante. Il tutto con la speranza che, come successo tante volte in passato, il presidente Usa non vanifichi tutto con un Tweet.

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