La più strana stretta di mano

Focus

Evento storico che però si è concluso con la firma di un documento propagandistico e poco concreto

È un incontro che resterà nella storia il primo vertice tra Kim Jong-un e Trump, con quella stretta di mano immortalata da una pioggia di scatti dei fotografi presenti sull’isola di Sentosa dove si trovano i due leader. Un faccia a faccia che è apparso disteso e cordiale. Seduto vicino al presidente Trump, il segretario di Stato Mike Pompeo, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e il capo di gabinetto John Kelly. Trump e Kim sono seduti l’uno di fronte all’altro e il clima appare molto cordiale. Davanti alle telecamere, i due leader si sono stretti nuovamente la mano allungandosi sul tavolo lungo il quale sono seduti i partecipanti al summit.

Persino il menù del pranzo, una fusion di cucina orientale e occidentale, sembra voler sottolineare la pace raggiunta tra due realtà finora ostili e distanti anni luce.

“Il cambiamento è possibile e questo incontro con Kim lo dimostra”, ha dichiarato il presidente americano a conclusione del summit. “È stato un incontro storico, sono un emissario del popolo usa e consegno un messaggio di pace. Siamo pronti a scrivere un nuovo capitolo delle relazioni delle nostre nazioni”, ha detto Trump.

Per il presidente Usa la giornata di oggi segna la fine dei “giochi di guerra”, ovvero le esercitazioni militari congiunte che fanno infuriare la Corea del Nord. E ha aggiunto che la guerra tra le due Coree “finirà presto”.

E poi c’è la questione, fondamentale, della denuclearizzazione di Pyongyang con la conseguente eliminazione delle sanzioni. “Le sanzioni – ha spiegato Trump – verranno eliminate una volta che saremo sicuri che non ci saranno più armi nucleari nella penisola. Hanno giocato un ruolo importante, verranno tolte quando saremo alla fine del percorso”, ha assicurato Trump definendo le sanzioni “brutali”.

Mediaticamente si è trattato di un evento eccezionale, unico. Un vertice che sembrava non dovesse tenersi mai, che poi dovesse saltare e che invece alla fine c’è stato. E si è chiuso con la promessa di una visita nelle rispettive capitali da parte dei due leader che fino a qualche settimana fa si sfidavano (Kim e il bottone nucleare sulla sua scrivania del suo studio, Trump e la famosa “risposta americana” contro Pyongyang che “sarà fuoco e furia“) arrivando addirittura agli insulti personali (Kim era diventato Rocket Man, l’uomo razzo, mentre Kim Jong-un definisce Trump un “vecchio rimbambito” dal “comportamento mentalmente deviato”. E poi l’improvvisa distensione negli scambi fino ad arrivare ad oggi, al disgelo.

Certo, però, dal punto di vista dell’accordo c’è veramente poco di storico: il documento sottoscritto da Trump e Kim è poco concreto e molto propagandistico.

Nel documento finale manca un particolare importante

Nel documento congiunto firmato dal presidente americano e il leader nordcoreano non viene specificato che la denuclearizzazione debba essere “verificabile e irreversibile”, come richiesto dagli Stati Uniti prima dello storico summit di Singapore. Kim, nel documento, si ha riaffermato il suo “forte e incrollabile impegno per una completa denuclearizzazione della penisola coreana”, da attuare “nella sua totalità” e “molto rapidamente”.

Quattro i punti principali dell’accordo: Stati Uniti e Corea del Nord si impegnano verso “nuove relazioni” reciproche, a “unire gli sforzi per costruire un regime di pace stabile e duratura”, a lavorare per la “completa denuclearizzazione” della penisola coreana e per il rimpatrio delle salme dei morti in guerra. Trump e Kim, conclude il documento, si impegnano “per lo sviluppo delle relazioni tra Stati Uniti e Repubblica Democratica Popolare di Corea”, il nome ufficiale e della Corea del Nord, “e per la promozione della pace, della prosperità e della sicurezza della penisola coreana e del mondo”. Washington e Pyongyang si impegnano, infine, a dare seguito all’accordo raggiunto oggi con ulteriori negoziati per la sua attuazione che verranno discussi dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e da un alto funzionario di Pyongyang.

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