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Trump, l’isolazionista che ha messo l’Europa nel mirino

“Il vertice meno difficile sarà quello con Putin”. Quanta verità c’è in questa battuta di Donald Trump? Molta, moltissima. Quella del presidente americano in Europa sarà, infatti, una settimana tutt’altro che semplice. Il motivo principale delle difficoltà sta nel modo in cui lui stesso ha preparato la missione, che lo vede protagonista del vertice Nato di Bruxelles di oggi e domani, dell’incontro con Theresa May a Londra e dell’atteso bilaterale di Helsinki con il capo del Cremlino di lunedì prossimo.

Lo scenario che si troverà davanti Trump partecipando al vertice Nato è caotico. E il fatto che sia stato lui stesso ad alimentare lo scontro preventivo, con la consueta raffica di Tweet lascia pensare, per come ormai lo abbiamo imparato a conoscere, che questo sia tutto fuorché casuale. “Mi sto preparando a partire per l’Europa – ha scritto il tycoon – primo incontro, Nato. Gli Usa stanno spendendo molto di più di ogni altro Paese per proteggerli. Non è giusto verso i contribuenti americani. E, oltre a questo, noi spendiamo 151 miliardi di dollari nei commerci con l’Unione Europea. Tutto ciò ci impone grandi tariffe e barriere”. Parole che pesano come macigni su un vertice che, oltre che mettere allo stesso tavolo alleati militari e commerciali, dovrebbe (e sottolineiamo dovrebbe) mettere insieme anche valori politici e morali comuni. Ma evidentemente non è più così. Dietro ogni parola di Trump si cela l’obiettivo di rendere l’Europa sempre più instabile. A cominciare da quella che è da tutti considerata la sua guida principale, la sua locomotiva: la Germania di Angela Merkel, a cui il capo della Casa Bianca riserva una trattamento particolare. “Proteggiamo la Germania e tutti questi paesi dalla Russia e poi molti di questi paesi vanno a fare accordi sui gasdotti pagando miliardi di dollari nelle casse della Russia?”.

Dichiarazioni che vengono recepite (male) dalla Cancelliera e rispedite al mittente: “La Germania decide in modo indipendente”. L’occasione per ribadire le rispettive linee sarà il bilaterale tra i due che si svolgerà a margine del vertice Nato, cui ne farà seguito un altro con il presidente francese Emmanuel Macron. Merkel e Macron, dato Conte per perso (o meglio, per disperso) rappresentano – ognuno con le proprie idee e le proprie caratteristiche – i due “nemici” principali di Trump che siedono ai tavoli europei. Al di là delle (anche legittime) rivendicazioni sulla partecipazione economica al bilancio della Nato (per cui gli Stati Uniti spendono molto più degli alleati, molti dei quali non si avvicinano neppure alla soglia concordata del 2% di pil, Italia compresa), è chiaro che la partita in cui il presidente americano vuole giocare in prima persona è quella della dissoluzione dell’Unione Europea, evocata dallo stesso Trump pochi giorni dopo il voto sulla Brexit. E l’asse Macron-Merkel, pur con tutti i limiti e gli acciacchi, rappresenta ancora l’argine a questa deriva.

La questione verrà ribadita anche a Londra, dove Donald Trump incontrerà Theresa May, proprio nel momento più burrascoso per il suo governo, la cui sopravvivenza è messa a rischio dalla fronda guidata dal ministro degli Esteri dimissionario Boris Johnson. Il feeling tra quest’ultimo e Trump non è un mistero. Johnson ammira i modi decisi del presidente americano, il quale ricambia l’apprezzamento vedendo nel suo “amico Boris” l’unico vero artefice di una hard Brexit che servirebbe a far tornare il Regno Unito tra le braccia (i maligni dicono alle dipendenze) degli Usa e ad allontanarlo dall’Europa. E’ anche per questo che tra Trump e Theresa May non è mai scoccata la scintilla e difficilmente succederà, nel momento in cui l’inquilina di Downing Street, preoccupata dalle conseguenze devastanti di uno scontro diretto con Bruxelles (e Berlino) è diventata la paladina di una soft Brexit.

Ora, se in tutto ciò che abbiamo scritto finora, sostituissimo la parola Trump con la parola Putin, pensate che cambi qualcosa? Evidentemente no, perché i due “uomini forti” che in apparenza si combattono sul fronte militare, economico ed energetico, condividono gli stessi obiettivi di fondo: archiviare il multilateralismo e la democrazia liberale, distruggere l’Europa e tornare a controllare, ognuno con le sue sfere di influenza, i vari (piccoli) Stati sovrani in maniera diretta. E molti governi europei – a cominciare da quello italiano di Lega e Cinque Stelle – sembrano ben disposti in questo senso, pronti a diventare le vittime sacrificali degli interessi dei Paesi più potenti.

Ecco perché, in fondo, non sbaglia Trump quando dice che il vertice più semplice sarà proprio quello con il presidente russo. Un incontro tra vecchi amici, che non si sono mai persi di vista.

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