Trump e Putin: i gemelli diversi del sovranismo mondiale

Focus

L’incontro a Helsinki: le distanze tra USA e Russia rimangono ma tra i due leader c’è sintonia. Stessa visione del mondo, stesso culto del potere, stessa allergia per un’Europa forte e libera

A Helsinki si registra una temperatura superiore ai 30 gradi centigradi più o meno ogni dieci anni. Quella di oggi è la giornata più calda in Finlandia dal 2010 a oggi. Non può essere un caso che oggi, nella capitale nordica assediata dai contestatori, si incontrino i due uomini più potenti del mondo: Donald Trump e Vladimir Putin. Un vertice atteso da mesi, che ha messo, uno di fronte all’altro, il presidente americano più anomalo della storia e il presidente russo che ormai rappresenta un pezzo fondamentale della storia del suo Paese. “I rapporti con la Russia non sono mai stati peggiori di così”, ha tuonato alla vigilia Donald Trump su Twitter, incolpando, di fatto, l’amministrazione Obama. In effetti, in quasi tutti i dossier globali, le due super-potenze in questo momento sono in rotta di collisione.

L’ultimo scontro, in ordine di tempo, riguarda l’incriminazione ufficiale da parte del Dipartimento alla Giustizia USA di dodici funzionari russi, per avere, in modi diversi, cercato di influenzare il processo elettorale delle presidenziali del 2016. Accusa che Putin respinge con sdegno al mittente e che Trump continua a far finta che non esista. Tutto questo a dispetto dei due leader, che sembrano viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda: il culto dell’uomo forte al potere, l’allergia al multilateralismo, la pretesa di “governare” il mondo spingendo un bottone di qua e uno di là. La sensazione è, infatti, che se le relazioni tra i due Paesi sono particolarmente tesi, sia più per necessità che per volontà dei due leader. Che hanno la stessa visione del mondo. Ne è la dimostrazione il fatto che entrambi siano diventati i modelli dei sovranisti e dei populisti sparsi per il globo, a partire dai “campioni” di casa nostra, leghisti e grillini che siano.

Non può essere un caso che Donald Trump, in conferenza stampa a Helsinki, abbia sottolineato che “da questo pomeriggio i rapporti tra Stati Uniti e Russia miglioreranno“. E non può essere un caso che lo stesso Trump, alla vigilia di questo vertice, abbia di nuovo, pesantemente, attaccato l’Europa, definendola “nemica del Stati Uniti”, molto peggio di Russia e Cina. Un messaggio inedito e inaudito, volto a bombardare alle fondamenta l’Unione Europea. Questo, d’altronde, è il vero minimo comune denominatore che unisce Trump e Putin: instaurare nel mondo un nuovo ordine, che “vada al di là delle ideologie”, come detto dal capo del Cremlino in conferenza stampa, e che punti al dominio delle potenze economiche e militari, con chiaro stampo sovranista.

Allora è chiaro che quello a cui Trump e Putin mirano è un gruppo di grandi stati che si occupino, tra loro, di risolvere i problemi e di sviluppare ognuno i propri interessi: non solo Stati Uniti e Russia, ma anche Cina, India, la stessa Corea del Nord. Il resto deve essere soggiogato, deve allinearsi a quelle che sono le nuove sfere di influenza. Che è esattamente ciò che Trump vorrebbe fare con il Regno Unito dopo la Brexit e Putin con l’Italia di Salvini e dei grillini. Ciò che sicuramente non può funzionare, in questo schema, è un’entità che si pone completamente al di fuori da tutto ciò: un’Unione Europea democratica, forte, plurale, che funzioni bene. E’ questo ciò che, più ogni altra cosa, unisce Putin e Trump. Neppure la Guerra Fredda era riuscita, così, a dividere le due sponde dell’Atlantico.

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