Attacco in Siria, Trump temporeggia. Gentiloni: “Dall’Italia nessun intervento militare”

Focus

La crisi internazionale preoccupa tutta Europa: Germania, Francia e Uk allineati sulla necessità di una risposta chiara. E confermano: “Abbiamo le prove che furono usate armi chimiche”

Ancora un tweet irrompe sulla crisi siriane e cambia (o forse no) gli equilibri mondiali. “Non ho mai detto quando potrebbe aver luogo un attacco in Siria. Potrebbe succedere molto presto oppure no! In ciascuna occasione, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un grande lavoro per liberare la regione dell’Isis. Dov’è il nostro ‘Grazie America?'”. Così ha scritto il Presidente americano nei suoi consueti tweet mattutini.

Un messaggio che arriva dopo l’avvertimento dei giorni scorsi e che sembra cambiare la strategia immediata sulla questione siriana.

Una notizia confermata anche dalla portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders che ha incontrato i giornalisti al termine di un incontro tra il presidente degli Usa, Donald Trump, il segretario alla Difesa, James Mattis e il capo dello Stato maggiore congiunto, Joseph Dunford. Durante la conferenza stampa Sanders ha affermato che “tutte le opzioni sono prese in esame e una decisione definitiva non è ancora stata presa”. In particolare Trump “non ha presentato un calendario” per un intervento militare guidato dagli Usa contro la Siria. A ogni modo, ha aggiunto la portavoce della Casa Bianca, “Trump ritiene Siria e Russia responsabili dell’attacco chimico” che ha colpito Douma.

La posizione della Nato

“La Nato considera l’uso di armi chimiche una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali e i responsabili ne pagheranno le conseguenze. L’ultimo attacco è stato orrendo, con decine di persone uccise, compresi molti bambini”, ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg, aggiungendo che “sono in corso consultazioni tra gli alleati della Nato su come rispondere all’attacco”.

La Russia prende tempo

Sembra prendere tempo anche la Russia, che “segue da vicino le dichiarazioni che arrivano da Washington e continua a pensare che sia necessario astenersi da qualsiasi passo che possa portare ad un’ulteriore escalation” nel Paese mediorientale, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, parlando alla stampa a Mosca. Il portavoce ha quindi ribadito che non è in agenda un colloquio telefonico tra Vladimir Putin e il suo omologo americano, Donald Trump, mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che parlerà con il presidente russo.

La Turchia sta avendo un ruolo di mediatore, o quantomeno di ‘collegamento’ tra Mosca e i Paesi Nato. Lo ha rivelato il quotidiano russo Kommersant, che oggi riferisce anche di contatti segreti tra la Difesa russa e i vertici militari Usa. Mosca, spiega il giornale, di solito molto bene informato, conta di ottenere dal Pentagono le coordinate degli obiettivi del possibile attacco americano in Siria, in modo da evitare perdite da parte russa.

Citando fonti governative, Kommersant fa notare anche che, malgrado i toni minacciosi di Trump, il ministero russo della Difesa abbia mantenuto una linea piuttosto moderata, consigliando agli Usa – tramite il primo vicecapo della prima sezione operativa dello Stato maggiore Vikotr Poznikir – di preoccuparsi piuttosto della “ricostruzione della devastata Raqqa” e non della preparazione di nuovi attacchi.

Il ‘basso profilo’, secondo le fonti di Kommersant, è dovuto al fatto che lo Stato maggiore russo conduce colloqui segreti con i colleghi Usa. E secondo il capo della commissione della Duma per la Difesa, Vladimir Shalamov, ci sono contatti in corso anche con la Nato, con la mediazione della Turchia. Il ministero moscovita della Difesa ha comunque preparato un “elenco di misure che i militari russi sono pronti a mettere velocemente in campo in caso di escalation del conflitto”, con l’attacco alle basi di lancio dei missili americani come “estrema ratio”: il Pentagono sarebbe stato direttamente informato di tale opzione sul piatto.

Sul fronte siriano invece il presidente Bashar al Assad è apparso sugli schermi della tv di Stato dopo un incontro ufficiale al palazzo presidenziale di Damasco, affermando che le minacce occidentali alla Siria rientrano nel piano di screditare “la lotta al terrorismo” compiuta dal governo siriano e dai suoi alleati, Russia e Iran. “Ogni volta che si compiono dei successi militari sul terreno, arrivano alcune potenze occidentali che cercano di cambiare gli eventi”, ha detto Assad citato dalla tv di Stato e dall’agenzia Sana.

La preoccupazione dell’Europa

Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, Paolo Gentiloni ha dichiarato che l’Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria: in base agli accordi internazionali e bilaterali vigenti, l’Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a garantirne la sicurezza e la protezione. Secondo Gentiloni, una soluzione stabile e duratura per la Siria potrà venire lavorando per la pace e dando spazio alle Nazioni Unite.

Intanto il Daily Telegraph ha riferito che la premier inglese ha ordinato che i sottomarini britannici si spostassero verso le coste siriane perché gli eventuali obiettivi siano alla portata dei missili. Theresa May ha detto che “tutte le indicazioni” puntano verso una responsabilità del regime di Damasco, per il presunto attacco con armi chimiche a Douma. La prima ministra ha aggiunto che l’utilizzo di armi di quel tipo “non può restare senza risposta”. Per questo riunirà oggi il suo governo per discutere di un possibile intervento militare.

La Germania invece non parla ancora di una possibile azione militare in Siria. “La Germania non prenderà parte ad eventuali azioni militari in Siria, ha detto Angela Merkel in conferenza stampa col premier danese a Berlino, perché ancora non è stato deciso”. Comunque la cancelliera ha precisato di sostenere e appoggiare qualsiasi azione “per dare il segnale che questi attacchi chimici non sono accettabili”.

Emmanuel Macron, intervistato in diretta da TF1, sembra sulla stessa linea della Cancelliera, con cui ha avuto un colloquio telefonico proprio su questi temi: “Quello che dobbiamo fare in Siria è una priorità ma in nessun caso la Francia provocherà un’escalation che possa minacciare la stabilità della regione“. Il Presidente francese ha poi aggiunto con sicurezza che “abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime”. Un’evidenza di cui si dice certa anche Angela Merkel che ha detto: “È evidente che il governo siriano dispone ancora di un arsenale chimico. Dobbiamo riconoscere che la distruzione non è stata totale”.

La crisi internazionale irrompe anche in Italia e si è inserita nel dibattito sulla formazione del governo. Alle consultazioni molte delegazioni hanno chiesto di accelerare per avere un governo nel pieno delle sue funzioni che possa prendere delle decisioni.

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