Fuga da Trump, ecco perché il tycoon è sempre più solo

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Rex Tillerson

In due settimane cinque alti funzionari dell’amministrazione Trump sono stati licenziati o hanno annunciato le dimissioni

Nelle ultime 24 ore negli Stati Uniti sono avvenuti due fatti importanti: il licenziamento del segretario di Stato, Rex Tillerson, e il risultato in bilico in Pennsylvania. Entrambi riguardano il presidente Donald Trump e il suo futuro, che sta diventando sempre più incerto.

La cacciata di Tillerson

La notizia è stata data da Trump con il solito tweet e per molti osservatori non è stato un fulmine a ciel sereno. I contrasti con Tillerson, specialmente sull’Iran, sono stati menzionati anche dallo stesso Trump nel successivo incontro con i giornalisti. Su questa notizia si è scritto molto in queste ore. Quello che desta più scalpore, però, non è il singolo avvenimento, ma ciò che esso rappresenta per definire il clima che serpeggia in queste ore alla Casa Bianca. E a dirlo non sono i retroscenisti, ma i fatti: negli ultimi 14 giorni, cinque alti funzionari dell’amministrazione Trump – da uno dei più fidati consulenti di comunicazione di Trump al Segretario di Stato – sono stati licenziati o hanno annunciato le dimissioni.

Oltre a Tillerson sono fuori anche Gary Cohn, National Economic Council director, Hope Hicks, direttrice della comunicazione della Casa Bianca, John McEntee, assistente di lunga data del Presidente Trump e Josh Raffel, addetto esperto alla comunicazione e ai rapporti con la stampa e figura molto vicina a Jared Kushner e Ivanka Trump.

L’amministrazione Trump non è nuova a questi continui terremoti, ma ultimamente i “colpi di testa” del Capo della Casa Bianca si stanno facendo sempre più serrati e sempre più imprevedibili. Non è un caso infatti che le figure che non faranno parte più dell’entourage di Washington fanno parte o della comunicazione o degli ambiti su cui Trump ha riscontrato ultimamente i maggiori attriti (vedi il suo approccio in politica estera e la sua proposta sui dazi).

Il risultato in Pannsylvania

Il rischio che sta correndo il Presidente americano non è quello di rimanere isolato nella sua West Wing ma anche di rimanere a corto di sostenitori tra i cittadini. Finora Trump ha potuto fare quello che ha fatto grazie anche alla convinzione che, sostanzialmente, gran parte degli americani fosse con lui. E anche se gli indici di popolarità dicono l’esatto contrario, al momento non ci sono stati grandi momenti in cui gli elettori potessero esprimersi nei confronti del loro Presidente. Tranne quando hanno dato un segnale piuttosto chiaro in Pennsylvania.

L’occasione è quella dell’elezione suppletiva che si è tenuta nello Stato per rinnovare un seggio della Camera statunitense. Secondo lo scrutinio i due contendenti sono separati solo da 579 voti a favore del candidato democratico. L’ex marine di 33 anni candidato con i Dem, Conor Lamb, ha ottenuto il 49,8 per cento dei voti contro il 49,6 di Rick Saccone dei Repubblicani. Lamb ha dichiarato di aver vinto, ma Saccone ha lasciato intendere che potrebbe richiedere il riconteggio. Cosa che, visto il distacco minimo, la legge permetterebbe di fare.

Al di là di come finirà, però, il dato da sottolineare è che in questa elezione il partito di Trump ha investito diversi milioni di euro e ha impegnato in campagna elettorale sia il Presidente, sia il vicepresidente. Considerando che stiamo parlando dello stesso collegio in cui Trump aveva stravinto alle presidenziali del 2016, è più che un campanello di allarme per le future elezioni di metà mandato dove si rinnoveranno tutti i seggi della Camera e un terzo dei seggi del Senato, entrambi al momento controllati dai Repubblicani.

 

*Nella foto di copertina il Segretario di Stato, Rex Tillerson (EPA/MICHAEL REYNOLDS)

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