Un aiuto concreto: come diventare tutore di un minore non accompagnato

Focus

Sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza tutti i dettagli per diventare un tutore volonatrio

Guardando le immagini in tv, seguendo le cronache dalle città e vedendo i video degli sgomberi, ci chiediamo spesso cosa possiamo fare per aiutare i migranti. Da oggi è possibile dare un piccolo (ma significativo) contributo diventando tutore legale di minori non accompagnati. Come fare? Sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ci sono tutti i bandi divisi regione per regione.

La parola chiave è aiutare e diventare un punto di riferimento per tutti quei bambini che sono da soli sul nostro territorio. Sono bambini piccoli di età ma che hanno dovuto vedere o subire le ingiustizie della vita dei grandi.

Si cercano privati cittadini disponibili ad esercitare la rappresentanza legale di ogni minore arrivato in Italia senza adulti di riferimento e aver cura che vengano tutelati i suoi interessi, ascoltati i suoi bisogni, coltivate le sue potenzialità e garantita la sua salute senza la presa in carico domiciliare ed economica. Per diventare tutore bisognerà seguire un corso di formazione organizzato dai garanti regionali e dalle province autonome, gli aspiranti tutori volontari verranno inseriti nell’elenco istituito presso il tribunale per i minorenni competente della regione di residenza o domicilio. Da questo elenco il giudice selezionerà un tutore volontario per ogni minore.

Diventare tutore non vuol dire necessariamente diventarne anche l’affidatario. Questi ragazzi sono accolti in case famiglia o strutture di accoglienza ma non hanno un punto di riferimento sul nostro territorio. Il tutore diventerà quindi un amico che lo aiuterà a prendere le decisioni più giuste per lui o lei e lo seguirà per farlo integrare nella nostra società.

Il tutore non avrà responsabilità penale se il minore compirà atti contrari alla legge, mentre potrà avere, in alcuni casi, responsabilità civili. Al compimento del diciottesiomo anno di età la tutela si conclude ma si spera che il rapporto umano fra tutore e ragazzi non finisca mai.Nel nostro Paese ci sono già casi di successo di tutoraggio. Una di queste storie è stata raccontata sul sito Vita che racconta della città di Palermo, apripista in esperimento sociali di questo tipo. Lino D’Andrea, il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Palermo, racconta una storia davvero commovente che fa capire il vero senso di questa iniziativa.

“D’Andrea parla di un ragazzino del Bangladesh di 17 anni, che si era cucito addosso un po’ il ruolo del “cattivo” della comunità – si legge sul sito on line – che di nascosto andava a lavorare e quando in comunità lo hanno scoperto e lo hanno ripreso, lui ha reagito in modo estremo, violento, addirittura con minacce, al punto che si era ipotizzato un TSO. “Lui non ha mai parlato con nessuno della sua storia, ora con il tutore l’ha fatto. Così abbiamo scoperto che dal Bangladesh è andato in Libia, dove è stato violentato e rapito, hanno chiesto un riscatto alla sua famiglia, che ha dovuto vendere la capanna per pagare. Quando lo hanno liberato, lui è riuscito ad arrivare in Italia. Ciò che voleva più di ogni altra cosa era lavorare e guadagnare dei soldi da mandare a casa. Ovviamente conoscere questa vicenda cambia la prospettiva, getta una luce diversa sulle cose. Abbiamo iniziato a cercare per lui una borsa lavoro. Ora è tranquillo e frequenta la scuola d’italiano”.

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