Tutti gli errori del governo. Parla Cosimo Ferri

Focus

Dalla voglia di Far west agli ostacoli alla lotta alla corruzione

Cosimo Ferri è magistrato, Sottosegretario alla Giustizia nei Governi Letta, Renzi e Gentiloni e dallo scorso marzo Deputato del Partito Democratico.

Questo nuovo esecutivo sta prendendo le distanze da quelli precedenti in tema di Giustizia, vediamo in che modo:

Anche sul tema Giustizia, questo Governo dimostra di non avere idee chiare e ha scelto la strada dei messaggi via Facebook e non delle proposte. Da una parte vorrebbe distruggere quello fatto dai nostri Governi, dall’altra non può che prendere atto del lavoro serio che è stato fatto. Penso alla riforma del processo penale, agli investimenti nel processo civile telematico, all’informatizzazione del sistema giustizia, allo sviluppo di un portale per velocizzare e rendere efficaci le procedure telematiche, alla revisione delle piante organiche degli uffici giudiziari per quanto riguarda sia il personale amministrativo che togato. Erano più di 20 anni che non veniva fatti concorsi pubblici per assistenti giudiziari e in poco più di un anno abbiamo assunto oltre 2500 giovani.

Con il Governo Renzi abbiamo avviato una stagione nuova, caratterizzata da investimenti e riforme nella giustizia. Fatti non parole. Attendiamo ora i fatti di questo Governo. Ed ancora vedere affossare la nostra riforma dell’ordinamento penitenziario e poi sentire parlare il Ministro Bonafede di rieducazione e reinserimento fa capire la mancanza di un progetto serio.

Per non parlare del palazzo di giustizia di Bari dove il ministro ha avuto l’idea di sospendere la risposta di giustizia senza trovare una soluzione e quindi disorientando gli addetti ai lavori e i cittadini che oggi avvertono la mancanza di un presidio di legalità e vivono in stato di insicurezza.

 

Una  proposta che sta facendo molto discutere è quella relativa alla legittima difesa. In sostanza il Legislatore vorrebbe codificare i casi specifici, evidentemente ritenendo che la regola generale che già esiste non sia abbastanza di garanzia per i cittadini. Non teme, da giurista piuttosto che da politico, che si rischi poi di scivolare in una pericolosa giustizia preventiva privata, modello far west? Ci sono forse state condanne  specifiche, o errori giudiziari che giustifichino questo cambio di tendenza?

Il ritorno al Far West, alla giustizia fai da te, non è ammissibile. Il tema della legittima difesa richiede una riflessione approfondita, razionale, equilibrata. In un momento in cui i furti nelle abitazioni e negli esercizi commerciali diminuiscono mentre al contrario crescono la percezione del pericolo e della paura, occorre lavorare per ampliare la tutela della vittima senza stravolgere l’impianto generale. Ho detto più volte e qui lo ribadisco che non è possibile delegare ai singoli la sicurezza. Per questo è fondamentale rafforzare le norme sul piano della prevenzione generale e della repressione con pene certe, come abbiamo fatto con gli inasprimenti di pena. Unico spazio giuridico riguarda un possibile intervento sugli articoli 55 e 59 c.p., e quindi sull’eccesso e sull’errore e non sull’art.52 che riguarda i presupposti di essa. Dobbiamo ragionare oltre la colpa intesa come limite alla non punibilità nella direzione della vittima, che subendo una violazione di domicilio si trova impossibilitata, senza colpa, a rappresentarsi lucidamente la realtà. La disciplina della tutela domiciliare si può quindi aggiornare senza però travalicare i confini della legittima difesa domiciliare (art.52, comma 2 c.p.). Per una tutela giusta e in sintonia con i principi del nostro ordinamento a favore della vittima che incolpevolmente è stata posta dall’aggressore in uno stato di alterata percezione della realtà e abbia difeso il proprio domicilio. Su questo tema occorre responsabilità e non demagogia ed esistono principi giuridici da rispettare e che non possono essere smontati. E’ giusto infine prevedere il rimborso di tutte le spese di assistenza legale per coloro che vedono riconoscersi la scriminante della legittima difesa.  

Parliamo  di lotta alla corruzione e di come il cammino era già stato tracciato: 

La lotta alla corruzione è stata una priorità dei Governi Renzi e Gentiloni che hanno combattuto la corruzione con interventi seri, organici e concreti che hanno riformato la materia amministrativa e penale, creando strumenti efficaci ed alzando le pene.         La Legge 27 maggio 2015 n°69 ha inasprito le pene comminate per i delitti di peculato, corruzione, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. Sono stati allungati i tempi di prescrizione e limitato la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena ed il ricorso al patteggiamento solo in caso sia stato restituito il profitto. La pena accessoria dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione è stata portata a 5 anni. Il Falso in bilancio è tornato ad essere un reato punito con il carcere, il che è stata una svolta importante perché le false comunicazioni sociali non solo ledono la leale concorrenza tra imprese, ma sono anche il tipico reato attraverso il quale il corruttore si procura fondi neri per pagare tangenti. Sono state rafforzate le sanzioni per il delitto di associazione di tipo mafioso che rappresenta uno dei più fertili terreni di coltura dei fenomeni corruttivi. E’ stato introdotto il reato di autoriciclaggio, colpendo chi impiega, sostituisce o trasferisce il denaro o gli altri proventi derivanti da un atto illecito da lui commesso in precedenza in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro origine. In sostanza si tratta di una norma finalizzata a contrastare il reimpiego di denaro proveniente da attività illecite, favorire la libera concorrenza tra le imprese oneste. Così come l’introduzione di una nuova misura premiale volta ad incentivare la collaborazione post factum di corrotti e corruttori. Il D.Lgs. 6 febbraio 2018 n°11 con il quale si sono allungati i termini di prescrizione della metà anziché di un quarto per il reati contro la PA. Grazie a queste riforme coordinate tra loro il reato di corruzione si prescrive in più di 20 anni, tenendo conto anche della sospensione dei termini dopo la sentenza di condanna di primo e secondo grado. Penso che la rivoluzione nella lotta alla corruzione non sia quella preannunciata con i soliti slogan e video del Ministro Bonafede ma sia quella dei fatti realizzata in questi anni. Su questa strada siamo disponibili a continuare questo percorso perché la corruzione è un cancro del nostro paese che va estirpato, ben vengano quindi  aggiustamenti, ma non si racconti la favola di una legge spazza corrotti e di una rivoluzione che inizia oggi. Le dichiarazioni con cui il Governo preannuncia questa riforma fanno sorridere di fronte alle novità introdotte dai nostri Governi che hanno fornito al sistema strumenti efficaci e fondamentali per la lotta alla corruzione.

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