Il male del mondo negli occhi di una bambino: Veltroni racconta la Shoah

Focus

La testimonianza di un sopravvissuto, Sami Modiano, nel toccante documentario “Tutto davanti a questi occhi”

Ritrovare l’umanità in tutto quel dolore. Riappacificarci con il mondo, nonostante si ascoltino delle parole che spezzano il cuore. In occasione della Giornata della memoria, celebrata in tutto il mondo, alcune televisioni italiane hanno mandato in onda il racconto di Sami Modiano, 87enne sopravvissuto al campo di concentramento nazista di Auschwitz, in un documentario diretto da Walter Veltroni dal titolo -bellissimo- Tutto davanti a questi occhi.

Un’ora di emozioni, paure e speranze che non possono non toccare l’anima.

Non ci sono bisogno di immagini di repertorio: nella parole di Modiano c’è tutta la forza delle parole, che ci fa immergere fra quei mattoni rossi dei campi di concentramento. Non c’è bisogno nemmeno di complesse strategie registiche: basta una telecamera per catturarne tutta l’intensità.

La storia di Sami è raccontata tutta al presente, perché Modiano vede ancora davanti ai suoi occhi ciò che ha drammaticamente dovuto vivere. E’ costretto a riviverle ogni volta che le racconta, con gli occhi lucidi e le parole spezzate in gola, come quando ricorda quei lunghi capelli rossi della sua amata sorella Lucia.

La storia

Modiano è nato nel 1930 a Rodi, che al tempo faceva parte del territorio italiano. Nell’agosto del 1944, la sua famiglia, composta soltanto dal padre e dalle sorella, (la madre, come ricorda Sami, era “fortunatamente” morta un anno prima così da non dover vivere tutto quel dolore) furono deportati al campo di concentramento di Birkenau, in Polonia.

Data la sua giovane età, Modiano era destinato ad essere ucciso praticamente subito ma la sua storia lo portò a sopravvivere. La sorella e il padre invece, morirono dopo pochi giorni. Sami era rimasto solo al mondo, costretto a dovere vedere tutto il male del mondo con gli occhi di un bambino. 

Nei primi mesi del 1945, i sovietici si stavano avvicinando al campo di Birkenau e i nazisti, per cancellare ogni possibile testimonianza, se possibile, divennero ancora più crudeli. Un giorno fecero camminare gli internati verso Auschwitz. Modiano svenne per il freddo e per le condizioni fisiche ormai al limite dell’umano. Alcuni prigionieri, vedendolo cadere a terra, lo trascinarono sopra dei cadaveri e lì lo abbandonarono. Quando si riprese erano arrivati i sovietici. Modiano fu uno dei pochissimi ragazzi sopravvissuti.

Ma la sua liberazione non è stata accompagnata da un sentimento di felicità ma anzi lo fece sprofondare in un grandissimo senso di colpa: perché lui sì e molti altri altri no? 

Per anni Modiano ha cercato questa risposta, tormentandosi. E per molti anni, proprio come successo anche alla neo senatrice a vita Liliana Segre, non ha voluto parlare di ciò che era successo. Ma quando si sopravvive, si pensa di doversela guadagnarsele quella vita. E così la riposta l’ha trovata negli occhi pieni di pianto dei giovani ragazzi che con lui, Pietro Terracina – amico fraterno conosciuto proprio nel campo di concentramento – e lo stesso Walter Veltroni, hanno varcato i cancelli di Auschwitz.

Un viaggio delle memoria nato per sensibilizzare gli studenti delle scuole superiori e che si ripete ogni anno da più di 11 anni. Perché quando i sopravvissuti non ci saranno più, quelle immagini di dolore devono essere raccontate, ancora e ancora. Una speranza che diventa missione e che, purtroppo, deve ancora diventare certezza. Non possono, infatti, essere date per scontate, abbiamo assistito e assistiamo periodicamente ad un terribile revisionismo storico. I più a rischio sono proprio quei giovani che, complice il tempo che passa, saranno sempre meno a contatto diretto con i sopravvissuti.

E allora godiamoci questa ora di buona televisione che in questo caso fa davvero bene al cuore -per ritrovare la nostra umanità – e al cervello – per non ritornare mai più a quei tempi bui-.

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