Ue, la sceneggiata di Di Maio e Di Battista sulla sede unica a Strasburgo

Focus

I due esponenti grillini in crisi di like si intestano una battaglia che esiste da anni, sostenuta dagli europarlamentari di tutti gli schieramenti

Nel mondo delle verità parallele del governo gialloverde sembra sempre più complicato far passare il concetto, ormai ostico ai più, di realtà dei fatti. Ma noi ci proviamo, prendendo a spunto l’ennesima (finta) crociata populista del redivivo duo Di Maio-Di Battista che, novelli Thelma e Louise – e chissà se avranno visto il finale del film – si sono messi al volante di un auto in direzione Strasburgo, riprendendo tutto in diretta Facebook, per denunciare – udite udite – lo spreco rappresentato dalla doppia sede del Parlamento europeo: oltre a Bruxelles, appunto, Strasburgo, dove una volta al mese tutta la complicata macchina dell’Europarlamento si sposta per la sessione plenaria.

Ora, tralasciando per un istante il dettaglio – per la verità non piccolo – del pericolo a cui sottopone sé stesso e gli altri chi guida in autostrada distratto da un’attività come girare un video con lo smart phone, ciò che colpisce, ancora una volta, è la faccia tosta di chi prova a intestarsi una battaglia che, nella realtà (questa sconosciuta) gli stessi parlamentari europei di tutti gli schieramenti portano avanti ormai da molti anni.

Solo negli ultimi cinque anni, ricorda in un video pubblicato su Facebook l’eurodeputato del Pd Daniele Viotti, la stessa Aula di Strasburgo ha votato almeno dieci volte per la sua stessa soppressione, e la battaglia è così sentita che lo stesso Parlamento europeo ha creato l’intergruppo “Single seat”: sede unica, appunto.

Il problema, ma qui forse entriamo in un dettaglio troppo tecnico per i fin troppo semplici Di Maio e Di Battista, è che la doppia sede è prevista dai trattati europei, e dunque la soppressione di una delle due può avvenire solo con una loro modifica, per la quale è necessario, oltre all’ok degli eurodeputati (che già c’è), quello dirimente, e all’unanimità, dei governi (e di quello italiano Di Maio è, guarda un po’, autorevolissimo esponente), oltre alla successiva ratifica dei rispettivi parlamenti nazionali.

Una battaglia, quella per la sede unica, portata avanti anche dallo stesso Movimento cinque stelle di stanza in Europa. Per questo ci riesce difficile pensare, semplicemente, all’ennesima dimostrazione di impreparazione dei due dioscuri grillini.

Piuttosto, quello che è più probabile è che i due novelli viaggiatori, in crisi di consensi e di like, abbiano semplicemente trovato, buttandovisi a corpo morto, la giusta bandiera – abbastanza immediata e populista – da sventolare sui social network. Tanto poi, deve aver suggerito loro chi si è occupato della strategia, chi dei nostri vuoi che vada ad approfondire, scoprendo come stanno davvero le cose?

O forse a preoccupare i due, in vista delle elezioni europee di maggio, sono stati gli ultimi sondaggi condotti fra i cittadini europei, per i quali l’Europa sta tornando ad avere appeal.

In entrambi i casi una cosa appare certa, e cioè la profondità della crisi nella quale il Movimento è precipitato e che spinge i suoi due principali esponenti, in nome del dio delle visualizzazioni, a simili sceneggiate.

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