Uffizi: la cultura che si apre al mondo

Focus

Intervista a Eike Schmidt Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze: “I risultati hanno dato ragione ad un’apertura culturale verso il mondo”

Con il  solito  sorriso sereno e rassicurante sulle labbra,  Eike Schmidt,  Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, rilascia la sua prima intervista a Democratica dopo che si è finalmente conclusa una polemica giudiziaria durata fin troppo.

Eike Schmidt, classe 1968, arriva dalla lontana Friburgo in Germania ma si perfeziona e lavora in tutto il mondo. Già da giovanissimo a Firenze al Kunsthistorisches Institut per poi volare in America a dirigere la National Gallery of Art di Washington D.C., il Getty Museum di Los Angeles, e poi Minneapolis e la lista andrebbe avanti all’infinito.

Nel 2015 il sistema “volta pagina” dell’allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini stabilisce tra i suoi tanti e mirati obiettivi di offrire quella necessaria apertura internazionale nella gestione titanica del patrimonio culturale e museale italiano. In questo contesto tra le nuove 20 nomine a superdirettori dei più importanti musei italiani,  7 sono stranieri.

Da allora un susseguirsi di ricorsi al Tar, probabilmente 16,  fino a quando il Consiglio di Stato in udienza plenaria nella cornice sfarzosa di Palazzo Spada si è pronunciato sul ricorso  incardinato dalla sovrintendente di Parma Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi, contro la nomina del direttore artistico del palazzo ducale di Mantova, l’austriaco Peter Assmann.

Professor Schmidt, quanto ha pesato questa querelle giudiziaria nella gestione museale e cosa cambierà da oggi? 

Ha avuto un peso negativo inimmaginabile. Immediatamente dopo il primo provvedimento del Tar, i direttori coinvolti si trovarono a non poter mettere piede nei musei. Questo ha creato anche dei problemi pratici enormi, improvvisamente non avevano più potere di firma. Non riuscivano a gestire neanche le ferie dei dipendenti, tutti i progetti in programma vennero interrotti. In più non si può sottovalutare l’aspetto psicologico fortissimo. Un progetto considerato di grande impulso e di grande apertura da un attimo all’altro veniva disatteso e considerato non valido. Se pure nel passare del tempo gli effetti diretti legati all’organizzazione si sono attenuati il colpo psicologico ha creato un clima di incertezza. Da adesso cambia tutto, si ritorna finalmente al punto di partenza.

Professore, lei è uno dei massimi esperti mondiali di arte fiorentina, quindi una delle personalità più qualificate per guidare gli Uffizi. Che idea si è fatto di questa polemica? Perché secondo lei si è scatenata?

Personalmente mi ritengo un pragmatico ed una persona positiva, guardo avanti, non so perché si sia scatenato tutto questo ma  ormai è inutile chiederselo. Credo che ora la palla passi  alla politica che potrà tener conto del valore positivo di questa  importante sentenza. I risultati hanno dato ragione ad un’apertura culturale verso il mondo, necessaria ed inarrestabile.

Qual’è secondo lei al di là di queste nomine di personalità straniere,  il valore aggiunto di questa riforma?

Questa riforma dà grande importanza alla responsabilità territoriale e al valore locale e geografico dei musei che in una prospettiva moderna si sono trasformati in vere e proprie istituzioni imprenditoriali in grado di fare autonomamente investimenti e produrre reddito. Per fare un esempio concreto le Gallerie degli Uffizi anche grazie ad una donazione privata hanno finanziato per la prima volta dopo il 1930 il restauro botanico del Giardino di Boboli e Palazzo Pitti ha restaurato i bastioni che solo ora dopo la seconda guerra mondiale hanno recuperato il meraviglioso colore originario. E’ senz’altro innovativa questa  mentalità strategica portata a far combaciare spese ed introiti che ci dà la possibilità di investire nei settori che volta per volta richiedono un intervento mirato che sia come accennavo la tutela oppure la didattica o altro.

A Suo parere, all’estero che immagine è arrivata dell’Italia? 

L’estero aveva guardato con molta attenzione a questa grande innovazione in ambito culturale. Purtroppo questa vicenda ha trasmesso un’immagine di un’Italia certamente peggiore di com’è. Personalmente avevo anche trovato giusto e positivo un controllo giuridico,  tuttavia si è spinto verso un’angolazione estrema che si è rivelata inutile oltre che dannosa. Al di là del valore simbolico della nuova normativa che pure non va sottovalutato erano stati innescati dei meccanismi nuovi molto agili e funzionali già collaudati all’estero. Bisogna anche dire che nelle Istituzioni internazionali ci sono molti italiani in posizioni apicali e si è costituito quindi un equilibrio che non mette certo l’Italia in posizione secondaria.

 Il Suo è stato un ritorno a Firenze, cosa ha trovato di diverso da quando era ragazzo? Come lo ha accolto il mondo fiorentino?

Con molta gioia ho riscoperto i luoghi della mia giovinezza e ho ritrovato molti cari amici. Purtroppo non ho potuto non notare un grande degrado urbanistico. Ci sono moltissime “mangiatoie cittadine” ovvero i food market che negli anni ’90 non esistevano però ho anche trovato nuovi ristoranti di grande qualità e alberghi bellissimi di lusso, insomma un inseguirsi di alti e bassi.

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