Uk, le elezioni locali affondano i conservatori e premiano gli europeisti

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Anche il Labour in affanno, premiati Libdem e Verdi

Effetto Brexit sulle elezioni locali nel Regno Unito? Pare proprio di sì, a giudicare dal crollo dei conservatori e dal rallentamento dei laburisti.

Le conseguenze dell’infinito e lacerante dibattito sull’uscita dall’Unione Europea sembrano quindi aver penalizzato i due partiti di massa principali, che in questi mesi hanno mostrato crepe e contraddizioni evidentemente poco gradite dall’elettorato. A beneficiare di questa condizione sono soprattutto i liberaldemocratici (considerati erroneamente in fase di estinzione) ma anche i Verdi e i candidati indipendenti. Curiosamente – fino a un certo punto – stiamo parlando di partiti che, a differenza degli altri due, sono dichiaratamente pro-Europa.

I risultati delle elezioni per il rinnovo di oltre ottomila seggi in 248 consigli comunali in Inghilterra e 11 in Irlanda del Nord indicano una tendenza chiara. I conservatori per ora hanno perso 618 seggi, mentre i laburisti ne hanno persi 81. Non ci sono state votazioni a Londra, in Galles e in Scozia. Il Labour ha perso soprattutto nei comuni del Nord dell’Inghilterra, che nel referendum del 2016 avevano votato a favore di lasciare la Ue, dimostrazione che il voto di giovedì è stato un commento degli elettori al rinvio di Brexit e una critica implicita alla posizione incerta del leader dell’opposizione Jeremy Corbyn.

Come noto, a causa del rinvio della Brexit, ora il Regno Unito è costretto a partecipare alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. E questa tornata locale – a torto o a ragione – era considerata una sorta di prova generale. Le previsioni, confermate dal voto del 2 maggio, sono di un crollo dei conservatori ancora peggiore di quello di oggi, perché il Brexit Party di Nigel Farage, ex leader di Ukip, non era in lizza per le amministrative ma parteciperà alle europee e raccoglierà molti voti di chi voleva lasciare la Ue in tempi brevi ed è rimasto deluso dal comportamento di Theresa May e degli altri tories.

Di contro, rischia anche il Labour, perché – per il motivo speculare a quello sopra citato – molti elettori europeisti potrebbero volgere lo sguardo, oltre che su Libdem e Verdi, anche verso la nuova formazione ChangeUK, il partito pro-Ue fondato da ex deputati laburisti e conservatori che hanno lasciato i rispettivi partiti per protesta contro il modo in cui sono stati gestiti i negoziati.

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