Umbria, adesso aprire porte e finestre

Focus

Bisogna superare vecchie incrostazioni legate a filiere e correnti. E gli esponenti chiamati in causa decidano se fare un passo indietro

I meno giovani ricorderanno il tempo in cui si parlava di “socialismo appenninico”, quell’insieme di realtà istituzionali dell’Italia centrale – comuni, province, regioni – governate dalla sinistra. Ebbene, quel modello ha costituito un esempio di coesione sociale, garantito livelli importanti di welfare, assicurato il buongoverno. È un modello tuttora vivo che rappresenta un punto forte del sistema-Italia: non dimentichiamolo mai. Non dimentichiamolo neppure in un momento in cui quel modello subisce un colpo: la vicenda umbra di queste ore allunga su quel modello un’ombra inquietante. Ma è anche un modello sclerotizzato. Da riformare.

Le indagini sullo scandalo dei presunti concorsi truccati sono di per sé  – impossibile negarlo – una pesante tegola sul Partito democratico dell’Umbria e un bella grana per il nuovo gruppo dirigente nazionale che si è insediato meno di due mesi fa. Ripropongono un problema annoso che investe il rapporto fra politica e amministrazione, in questo caso fra politica e scelte nel delicatissimo mondo della sanità: e sarebbe ora, finalmente, di recidere quel cordone ombelicale all’origine di tante opacità per restituire alla politica il diritto-dovere di individuare le scelte generali affidando alle autonome competenze la gestione diretta dei problemi. Ma davvero non si possono fare i concorsi in altro modo? Che so, estraendo una traccia su 100 cinque minuti prima della prova? O organizzando le correzioni in modo pubblico?

Le intercettazioni sono molto pesanti, vedremo se la magistratura accerterà responsabilità personali. Anche di esponenti del Pd. A questi ultimi spetta la scelta se fare un passo indietro per meglio difendersi e al contempo non causare imbarazzi al proprio partito. E’ una decisione che per esempio spetta alla presidente Catiuscia Marini, una decisione non facile: qualunque essa sarà andrà rispettata.

Poi però c’è la questione politica. Ineludibile. E questa questione riguarda l’essenza del Pd. Ripetiamo: indipendentemente dalle indagini della magistratura, si pone, non solo in Umbria, un problema di radicale rinnovamento del modo di essere del Pd. Della qualità dei suoi gruppi dirigenti. Del loro rapporto con i cittadini. Non si tratta di buttare il bambino con l’acqua sporca. Esattamente il contrario: se si vuole salvare un buon modello di welfare e di governo come quello garantito da una lunga gestione del potere locale da parte della sinistra, si tratta oggi di aprire porte e finestre. Di promuovere un cambiamento netto. Di cancellare le degenerazioni correntizie spezzando vincoli e filiere di antica data. Di rimettere al centro l’interesse pubblico al posto non solo di quello personale ma anche di corrente e finanche di partito.

Dinanzi alla colata di fango che si sta sollevando su un’immagine decennale di buongoverno, i democratici della regione sono sconcertati. Nel Pd umbro ci sono persone e forze che si battono per un rinnovamento profondo del modo di essere: e infatti per le comunali del 26 maggio (si vota in moltissimi centri) in campo ci sono candidature di centrosinistra specchiate, come il collega Giuliano Giubilei, volto storico del Tg3, corre a Perugia, come l’ingegnere Luciano Pizzoni, manager della “Umbra Cuscinetti”, una delle aziende più importanti non solo della città ma dell’intera regione, corre per la poltrona di sindaco a Foligno. E così in tante altre realtà.

In altri momenti bui la sinistra è stata capace di reagire andando avanti e non tornando indietro. Dicendo la verità a se stessa e ai cittadini. E soprattutto chiedendo loro: qual è l’alternativa al rinnovamento della sinistra? Ma veramente vogliamo la Lega al governo di una regione civile e nemica dell’odio come l’Umbria, da secoli patria di umanità e bellezza? Però questo argomento non può bastare. O qui si fa un serio esame politico di coscienza e si cambia tutto, o è meglio chiedere scusa e ritirarsi in buon ordine. Una sinistra coraggiosa segue la prima strada. Non è facile ma lo dovrà fare.

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