Un giorno a Molenbeek, il quartiere finito nell’occhio del ciclone

Focus

Un viaggio nel quartiere di Bruxelles (la città più islamizzata d’Europa) da cui provengono la maggior parte degli attentatori di Parigi. Il reportage fotografico di Politico.com

Molenbeek è oggi nell’occhio del ciclone. Quartiere semi-perifico della capitale francese (dista solo 15 minuti a piede dalla Grand Palce) ha vissuto tutti i passaggi storico-sociali del secolo scorso, dalla rapida e imponente industrializzazione all’immigrazione di massa (anche italiana, come a Marcinelle), per poi conoscere sulla sua pelle le conseguenze della crisi economica e industriale. Oggi è il quartiere multiculturale per eccellenza (non solo musulmano), con alti tassi di disoccupazione e di disagio sociale. E’ considerato la culla degli jihadisti del Belgio e, forse, di tutta l’Europa.

Dal 2001 a oggi è stato al centro delle cronache per essere stata la base dove sono state ideate e programmate molte delle stragi terroristiche che hanno contraddistinto gli ultimi anni: dalle stragi di Casablanca e Madrid all’attentato a Charlie Hebdo, dall’omicidio del comandante afgano Massud alle stragi di Parigi.

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Riportiamo il reportage realizzato dal sito Politico.com domenica 15 novembre

Passeggiando per le strade di Molenbeek, a parte la presenza di un paio di troupe televisive e alcune forti raffiche di vento, sembra essere solo una domenica come tutte le altre. Una vasta gamma di merce in offerta presso il mercato trisettimanale, i bambini che giocano a calcio nel parco.

C’è poca consapevolezza di ciò che è accaduto il giorno prima, quando la polizia ha individuato e arrestato con una serie di raid, sette persone collegate agli attacchi terroristici di venerdì 13 novembre a Parigi.

Ancora una volta, questo quartiere a maggioranza araba, periferia povera di Bruxelles, è tornato al centro delle notizie di tutto il mondo per i legami con il mondo radicale islamico. Il fotografo Johannes Vande Voorde ha deciso di esplorare Molenbeek insieme al giornalista di Politico.com Hans Joachim von der Burchard. I due hanno trovato i residenti riluttanti a parlare con i media ma al tempo stesso desiderosi di parlare con i media.

“Ogni volta che c’è di mezzo la stampa – dice Vande Voorde – non è mai positivo a Molenbeek”.

Come si vede dal reportage, il quadro sociale è frastagliato e pieno di contraddizioni. Convivono accampamenti per senza tetto e luoghi verdi e luminosi dove giocano i bambini. Il canale Charleroi divide il centro di Bruxelles da Molenbeek. Vande Voorde spiega: “Quando si attraversa il ponte, appena si arriva nel centro di Bruxelles, si incontra una strada piena zeppa di negozi alla moda”.

“E’ difficile scattare foto alle persone – afferma Vande Voorde – molto, molto difficile. Soprattutto nell’area a maggioranza musulmana, specialmente quando si tratta di donne”.

Al di là della situazione d’emergenza in cui si è venuta a trovare, la gente di Molenbeek vive la sua giornata come fosse una giornata normale: in un caffè, al mercato, magari dall’altra parte della strada dove sabato è stato arrestato un sospetto terrorista. “E’ una zona povera della città – conclude Vande Voorde – ma può essere molto accogliente se si sa dove si vuole andare”.

 

                        
        
    

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