Un leader che guardava al dopodomani

Focus

Puntò alla riunificazione anche se era impopolare

Un volta Pierluigi Castagnetti raccontò un episodio che rammenterà per tutta la vita. Lui, all’epoca importante dirigente della Dc italiana, incontrò Helmut Kohl, Cancelliere tedesco e guida morale dei democristiani europei. Doveva essere il 1991 o comunque gli anni frenetici che vanno dal crollo del Muro fino alla riunificazione tedesca.

Kohl disse a Castagnetti: “Vedi, io sono consapevole di giocarmi le elezioni con la riunificazione perché so che molti tedeschi non la vogliono: probabilmente perderò ma la faccio ugualmente perché so che è giusto farla”. Così ragionava un grande leader. Dove per grande leader si intende quel politico che – avrebbe detto Aldo Moro – non guarda al domani ma guarda al dopodomani.

Poi non le perse, quelle elezioni, ma è per far intendere il coraggio del vero uomo di Stato. Poi, nel corso dei Novanta, dopo tanti anni di Cancelleria (solo Bismarck aveva fatto meglio) la sua guida piano piano cedette. Ma fece in tempo a gettare le basi dell’accordo di Maastricht, pietra angolare della costruzione europea.

E infatti se oggi siamo qui, in un’Europa ammaccata ma viva, lo dobbiamo a Helmut Kohl, essenzialmente. E all’amico che tenne per mano a Berlino in una delle più toccanti pagine del Novecento, Francois Mitterrand.

Kohl è stato, si diceva, un grande leader democristiano. Democristiano alla tedesca, incline alla composizione degli interessi sociali e rispettoso delle altri parti politiche: i socialdemocratici non lo hanno mai combattuto con la durezza che i laburisti riservarono alla Thatcher, che metteva in causa i diritti sociali, e neppure con l’asprezza che i comunisti italiani, fuori dagli anni del compromesso storico, adoperarono con la Dc italiana.

Scompare dunque oggi un capo vero della politica europea e mondiale, un uomo che anche nella sconfitta fu vincitore. Un personaggio dell’altro secolo la cui azione promana anche in questo perché aveva il senso della Storia.



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