Un maggiordomo a Palazzo Chigi

Focus

Qua e là tornano ad affacciarsi nella mimica facciale di leader europei che commentano le dichiarazioni di Conte gli stessi sorrisetti con cui nel 2011 si chiosavano le uscite di Silvio Berlusconi

Secondo il Professor Avvocato Giuseppe Conte – noto anche come Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana – la manovra che sta schiantando il nostro paese “è bellissima”. E se lo dice lui, c’è da crederci.

D’altra parte nelle stesse ore in cui Salvini e Di Maio scorrazzavano impunemente sulla credibilità dei nostri conti pubblici, lo stesso Conte da Bruxelles trasmetteva alla stampa un messaggio di perentoria impotenza: “Il capo sono io”, immediatamente compreso da tutti come “Io non conto assolutamente niente, ma abbiate la pietà di non prendervela con me”. Dentro il dramma di questi giorni c’è una storia che farebbe persino sorridere, se non fosse umiliante per le nostre istituzioni e per la nostra stessa dignità nazionale.

A Palazzo Chigi siede un signore dotato di buone maniere e bell’aspetto ma di nessuna rilevanza per le sorti del governo che si trova fortunosamente a presiedere. Una condizione del tutto inedita nella storia della Repubblica italiana, che pure in anni lontani aveva conosciuto figure di capi dell’esecutivo che non brillavano per autonoma autorevolezza ma che rappresentavano autentici punti di equilibrio tra i partiti che sostenevano le diverse maggioranze. Conte non può vantare neanche questo ruolo di risulta, perché schiaffoni quotidiani gli arrivano persino da coloro che lo hanno pescato dal mazzo per metterlo su quella poltrona. E’ una novità che non può darci alcun motivo di soddisfazione, neanche nella logica di un’opposizione che sta incalzando senza soste la maggioranza gialloverde e denunciando ogni fallimento del governo. Non può venire alcuna soddisfazione dalla vergogna di avere a Palazzo Chigi niente di più che un maggiordomo di buon eloquio ma di nessuna dignità politica, perché la nullità di Conte si sta già trasformando nella nullità del nostro paese su tutti i tavoli che contano. Qua e là (ad esempio nel vertice europeo di ieri) tornano ad affacciarsi nella mimica facciale di leader europei che commentano le dichiarazioni di Conte gli stessi sorrisetti con cui nel 2011 si chiosavano le uscite di Silvio Berlusconi.

Sorrisi e battute che ci riportano ad un passato da cui ci eravamo risollevati con la fatica delle riforme e con i sacrifici di milioni di italiani, e che improvvisamente tornano ad infangare la credibilità internazionale del nostro paese. Tra le tante responsabilità dei nostri “sovranisti”, la più grave è forse questa: aver condotto al macello il capitale di credibilità che l’Italia aveva riconquistato con tanto impegno, danneggiando il nostro interesse nazionale con la determinazione distruttiva di una banda di sabotatori antipatriottici. In questo spettacolo misero e deprimente, Conte gioca la parte della comparsa messa a fare il palo perché incapace persino di scassinare la cassaforte. Una tragicomica figura di secondo piano, tanto quanto gli altri esponenti “tecnici” di questo governo (dall’invisibile Moavero ad un Tria che ha rapidamente disperso la credibilità tecnica di cui poteva godere agli inizi): tutti complici che si sono illusi di civilizzare la squadra di guastatori che sta banchettando sulla pelle del nostro paese.

Vedi anche

Altri articoli