Per un riformismo con le ali

Focus

Occorre dare davvero corpo alla Costituente delle idee, lanciata dal Pd. Il partito, così, non dovrebbe fungere da semplice ricettacolo, da contenitore passivo

Credo che i problemi odierni della sinistra affondino le radici nei decenni scorsi. A lungo si è pensato che il riformismo corrisponda solo al “problem solving”. Affrontare i problemi rappresenta per la politica un dovere e una sfida ineludibile, ma non basta. Negli anni del duello Prodi-Berlusconi, ad esempio, era il centrodestra a evocare “il sogno”. Un sogno che è svanito, travolto dai fatti: non è alla dimensione onirica o alla promessa facile che occorre fare appello. Eppure non basta far leva sul “buon governo”.

Bisognerebbe lavorare almeno su due fronti, come si diceva una volta: porsi in sintonia con i bisogni e le attese dei cittadini e, insieme, provare a offrir loro, accanto ad altri soggetti, indicazioni, capacità di analisi e di elaborazione politico-culturale, senso critico, prospettiva. Altrimenti prevalgono le spinte “umorali”, gli interessi a breve termine, le diffidenze, le chiusure: in una parola, la “pancia”.

Il successo degli ambientalisti in vari paesi europei è attribuibile proprio alla capacità di raccogliere sollecitazioni e stimoli e di offrirne. In fondo è proprio in tale circolarità virtuosa – dai cittadini alle forze politiche e viceversa – che si situa il segreto per promuovere una linea riformatrice. In tal senso occorre dare davvero corpo alla Costituente delle idee, lanciata dal Pd. Il partito, così, non dovrebbe fungere da semplice ricettacolo, da contenitore passivo. Si tratta di porsi in dialogo con altri, singoli o gruppi, di accoglierne istanze, proposte, suggestioni, di elaborarle insieme e, nel caso, di rispondere con altre idee e suggestioni. E nel provare a far ciò, i dem hanno da offrire, ad esempio, la rete dei contatti e dei luoghi di lavoro comuni con altre forze di progresso, a livello europeo e mondiale. Nel contempo, grazie ai nuovi “input”, potrebbero essere indotti a estenderla.

Solo così si dispiegherebbero le potenzialità di una concezione plurale dell’agire politico; solo così i “pensatoi” politico-culturali non resterebbero torri d’avorio. Insomma: riformismo sì, ma con le ali.

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