Una Direzione senza Renzi, con il figliol prodigo Emiliano e fuori gli ambulanti…

Focus

I tempi non si allungano, in campo Renzi e Emiliano, in forse Orlando

Era nata sotto una cattivissima stella, la riunione della Direzione Pd: con  l'”assedio” di ambulanti e tassisti protrattosi per ore sotto il Nazareno, con botti, urla, schiaffi, un po’ di danni e qualche saluto romano. Ma nel dibattito è stato solo Emanuele Fiano a parlarne, di questo fattaccio: “Inaudito che la sede del primo partito italiano venga assediato da dei fascisti col saluto romano e che la sindaca di Roma appoggi queste proteste”.

Anche per i casini nel centro di Roma la riunione è iniziata con tre quarti d’ora di ritardo. Discussione un po’ più lunga del previsto. Ma alla fine – come ha detto Matteo Orfini nella replica – “è evidente che il Congresso è iniziato…”. Diciamo che questa non è esattamente una notizia – avendolo sostanzialmente deciso l’Assemblea nazionale domenica – però nella riunione della Direzione Gianni Cuperlo, Francesco Boccia e Barbara Pollastrini hanno provato a strappare un po’ di tempo: cambiamo lo Statuto e facciamo le primarie a luglio. Una novità.

Tuttavia la proposta pur non essendo stata formalmente respinta (è demandata alla commissione congressuale che deve sovrintende a tutta la campagna congressuale) è verosimilmente destinata ad essere cestinata.

Riunione, in questo senso, un pochino surreale, perché ha visto la riapertura di un dibattito che l’Assemblea aveva svolto e chiuso al Palco dei Principi. Ma tant’è. E’ anche vero che le mille sollecitazioni della base a non dividersi qualche effetto lo producono: e infatti, in teoria, c’è ancora qualche millimetro di margine per evitarla, la scissione (malgrado dai bersaniani piovano dichiarazione che lasciano prevedere il contrario). Tanto che Orfini allude alla possibilità di integrare la commissione congressuale se il quadro dovesse mutare: un “se” abbastanza teorico. E comunque Roberto Giachetti non è molto d’accorso.

Orfini ha svolto il suo compito, quello di proporre i nomi della commissione congressuale che già in settimana si riunirà e comincerà a delineare le modalità e la tempistica del Congresso. Ne fanno parte: Fregolent, Nardi, Del Barba, Carbone, Lo Sacco, Bini, Ginoble, Di Marzio, Piccione, Morassut, Montanari, Mancini, Campana, Bordo, De Maria, Acunzo e Guerini.

Ma la riunione ha vissuto multo sul ritorno del ‘figlio prodigo‘, quel Michele Emiliano (qui la nostra intervista esclusiva) che dopo giorni di bello e cattivo tempo è venuto alla Direzione per ribadire che il Pd “è casa mia, nessuno mi caccerà”, per annunciare la sua candidatura a segretario e per cantargliene quattro, a Renzi, ivi compresa la storia dell’uomo solo al comando, dei voti perduti, del referendum fallito e quant’altro. In pratica, è stata l’apertura della sua campagna elettorale. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà una campagna tutt’altro che british. Mormorii della platea, ma alla fine applausi lo stesso: Emiliano sta con noi, e tanto basta.

E’ quello che speravano Renzi e i suoi, anche per rendere più evidente che a prendere la porta sono solo gli uomini di Pier Luigi Bersani: “A questo punto non è nemmeno una scissione – dice uno di loro – ma un’uscita di singole personalità, com’erano state quelle di Fassina, Civati e D’Attorre. Certo, questa volta è più doloroso…”.

Lui, Renzi, non c’è. Se n’è volato in California per motivi suoi. C’è chi non ha apprezzato, chi ha alzato le spalle, chi lo giustifica. La fase congressuale è aperta. Finora in campo Renzi e Emiliano. Andrea Orlando non scioglie la riserva: “Vedremo”, si limita a dire.

 

 

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