Un’altra Tangentopoli lombarda, valanga di arresti di politici e imprenditori

Focus

Videoimmagini del presunto passaggio di mazzette al bar “Alla mensa dei poveri”

“Addio, stagno lombardo…”, dice il personaggio cechoviano di Prima della rivoluzione di Bertolucci salutando un fiumiciattolo destinato a sparire per l’imminente boom edilizio: e la Lombardia, per venire subito alla questione, finisce un’altra volta alla ribalta delle cronache dove si parla di tangenti, arresti, politica locale. Mazzette che, secondo l’accusa, passavano di mano in mano ai tavoli di un bar-ristorante vicino al Pirellone, chiamato – quando si dice l’ironia della sorte – “Alla mensa dei poveri”. L’ennesima inchiesta ha portato a 43 ordinanze di custodia cautelare, di cui 12 in carcere, e verte su due gruppi criminali operativi tra Milano e Varese costituiti da esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori, accusati a vario titolo di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzati alla spartizione e all’aggiudicazione di appalti pubblici. Una piccola Tangentopoli, quasi 30 anni dopo.

Tra gli arrestati, nomi eccellenti. Fra i quali il consigliere regionale Fabio Altitonante, sottosegretario all’area Expo della Regione Lombardia, di Forza Italia, e il consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di FI Pietro Tatarella, candidato alle Europee. Tra gli arrestati nell’operazione della Dda di Milano anche, per uno dei filoni dell’inchiesta, l’imprenditore del settore rifiuti e bonifiche ambientali, Daniele D’Alfonso della Ecol-Service srl.

Delle 43 persone destinatarie del provvedimento, firmate dal gip Raffaella Massacrino, 12 sono finite in carcere, 16 ai domiciliari, 3 con obbligo di dimora e 12 con obbligo di firma. Di queste solo 9 sono accusate di associazione a delinquere.

In totale, sarebbero 95 le persone indagate a vario titolo per associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, finalizzata a corruzione, finanziamento illecito ai partiti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazioni per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abuso d’ufficio, nell’inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto e responsabile della Dda Alessandra Dolci e dai pm Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno.

Nell’inchiesta ci sarebbe anche un episodio di “istigazione alla corruzione” nei confronti del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che si dice parte offesa e non risulta indagato. Questi i fatti: l’ex coordinatore provinciale varesino Gioacchino Caianiello nel marzo 2018 propone a Fontana di mettere a capo del “settore Formazione” della Regione Lombardia il direttore generale dell’Afol-Agenzia metropolitana per il lavoro; e in cambio gli prospetta la possibilità che poi Afol nomini nel collegio sindacale e assegni lucrose consulenze all’avvocato socio di studio legale di Fontana, il forzista consigliere regionale uscente Luca Marsico,  Da quanto si è saputo, il Governatore non avrebbe denunciato l’episodio. Fontana nei giorni scorsi si sarebbe anche recato al Palagiustizia milanese probabilmente per chiarire l’episodio. “La posizione di Fontana? La stiamo valutando in queste ore”, ha detto il procuratore Francesco Greco.

Dulcis in fundo, per l’ipotesi di finanziamento illecito l’Ufficio Gip del Tribunale domanda alla Camera dei Deputati l’autorizzazione all’arresto del parlamentare azzurro Diego Sozzani, esponente di punta di Forza Italia a Novara e vicepresidente di Fi in Piemonte.

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli