Per un’Europa più giusta, più equa

Focus

Per un’Europa più equa serve soprattutto un’Italia più giusta

In Europa i conflitti non si combattono più con i cannoni ma a colpi di numeri. Deficit, debito, Pil. Mai un nome, una persona. Un’idea. Competenze politiche e teorie economiche sono in declino. Si indossa un gilet giallo e gli si va contro a testa bassa con la rabbia che accomuna disoccupati e lavoratori in piazza per pochi centesimi di aumento del prezzo della benzina. 

In passato non è stato così. Grazie anche all’azione di tanti statisti, quelli che oggi definiremmo elites, i poveri nel vecchio continente si sono bruscamente ridotti dal dal 41% della popolazione nel secondo dopoguerra al 14% del 2007, mentre la ricchezza delle famiglie è cresciuta di quattro volte, con una riduzione delle disuguaglianze che non ha avuto eguali nella storia. L’ultimo decennio di crisi ha poi ribaltato le cose e sono sempre di più quelli che aspettano di migliorare le proprie condizioni di vita. Senza risultati. L’80% della nuova ricchezza ormai va al 15% della fetta di società più agiata. In molti Stati membri i salari reali sono fermi ormai dal 2008. Ben 118 milioni, il 24% degli europei, sono a rischio povertà o esclusione sociale. Un esercito che resta fuori da ogni meeting a Palazzo Berlaymont, fuori dalla porta delle cene liturgiche, come quelle tra Conte e Juncker, dove invece si compulsano freneticamente i numeri della manovra italiana alla ricerca di una via d’uscita per la Commissione come per l’Italia perché nessuno in fondo sa cosa fare contro la rabbia che si diffonde nel continente. 

L’azione di un movimento europeo che intenda proporsi alle prossime elezioni europee, andando oltre le contese del momento, come ho ricordato nell’accettare l’incarico di consigliere di presidenza del Movimento Europeo, deve partire dalle persone ma deve andare ben oltre e abbracciare tutte le forze riformiste del centro sinistra, come ha proposto Laura Boldrini. È importante continuare a guardarsi dentro i confini nazionali, mobilitarsi anche in piccoli circoli che possono sembrare carbonari e mantenere alta l’attenzione sulla scuola, sulla formazione, sulla libera informazione, promuovendo eventi ed iniziative che includano tutti i giovani che desiderano ribellarsi alla logica del declinoprima ancora culturale che politico ed economico.

E’ una sfida decisiva. Da una parte, l’Unione, che si è consolidata nella coscienza degli europei, molto più di quanto non dicano le necessarie quanto tortuose decisioni comuni, che tanto fanno arrabbiare i sovranisti. Dall’altra, gli Stati, aggrappati alle bandiere, alla nostalgia delle divise e delle monete. In mezzo ci siamo noi europeisti, che usiamo ancora il feticcio del Manifesto di Ventotene a protezione del nulla delle ideologie nazionaliste, come gli euroburocrati difendono il Fiscal Compact e il Trattato di Maastricht, bibbie di una religione mai celebrata che pure tutti professano. 

  • Per un’Europa più giusta, più equa, più giovane, serve una agenda di lavoro con i seguenti punti qualificanti.
  • Garantire il governo democratico della politica sociale, economica e monetaria;  
  • Sviluppare una vera politica estera, della sicurezza e della difesa;  
  • Assicurare alle cittadine e ai cittadini pari opportunità e diritti, benessere e sicurezza, senza differenze di censo e religione;  
  • Perseguire la realizzazione degli obiettivi dello sviluppo sostenibile;
  • Garantire e battersi per il rispetto delle diversità e l’inclusione, la riduzione delle diseguaglianze fra classi sociali, territori e generazioni;  
  • Promuovere investimenti strutturali socialmente sostenibili di lunga durata e una strategia industriale che riduca le differenze tra Eurozona e Unione allargata;
  • Costruzione e rafforzamento di un’area monetaria integrata dove le imprese tendono a concentrarsi laddove ci sono i maggiori vantaggi, attuazione di politiche di riequilibrio, distribuzione e condivisione dei rischi; 
  • Rafforzamento di una politica di accoglienza nel rispetto della dignità umana ma anche di chi invece si sente ingiustamente minacciato dai flussi migratori;
  •  Costruzione dell’Unione Fiscale che riduca la concorrenza sleale tra paesi imponga ai grandi player della Rete di pagare le tasse nei paesi in cui producono fatturato e non dove hanno sede legale. 
  •  Completamento dell’Unione Bancaria che mantenga però la possibilità di salvare gli istituti di credito in difficoltà con risorse pubbliche senza utilizzare i soldi dei risparmiatori come invece prevede il bail in.
  •  Istituzione di un Ministero Unico del Tesoro che emetta debito comune attraverso strumenti di debito, dopo la condivisione del debito sopra il tetto del 60% di Pil;
  •  Trasformazione, previa modifica dello Statuto, della Banca Centrale Europea in prestatore di ultima istanza, come in tutti gli altri paesi del G7.
  •  Elezione diretta del Presidente della Commissione Europea e rafforzamento dell’attività legislativa del Parlamento Europeo con abolizione del voto all’unanimità;
  • Destinazione di una quota non inferiore al 10% del bilancio quinquennale a favore della costituzione di un reddito di cittadinanza europeo;
  • Istituzione di un tassa sulla ricchezza finanziaria prendendo spunto dalla Tobin Tax i cui proventi vadano al sistema scolastico europeo;
  •  Istituzione di un servizio civile europeo;
  •  Promozione dell’insegnamento della Costituzione Italiana e dei Trattati Europei nelle scuole secondarie;
  •  Sottoscrizione popolare per chiedere alla Banca Centrale Europea il conio di una moneta in euro dedicata alla figura di Simone Veil. 

Per amare l’Italia occorre avere l’orgoglio degli europei. E per un’Europa più equa serve soprattutto un’Italia più giusta. Il cammino parte da qui.

Vedi anche

Altri articoli