“Ma nell’Italia di oggi le Unioni civili non passerebbero”. Parla Cirinnà

Focus

L’intervista alla madrina della legge a tre anni dalla pubblicazione in G.U.: “Clima oscurantista. Serve un Pd coraggioso e che parli di uguaglianza”

Il 5 giugno saranno passati tre anni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una delle leggi che hanno segnato la scorsa legislatura, quella sulle Unioni civili. Secondo una stima del ministero dell’Interno, ferma però al dicembre 2017, sono circa 10mila le coppie che hanno scelto di unirsi civilmente, eppure qualcosa nel clima del Paese sembra essere cambiato. Ne abbiamo parlato con Monica Cirinnà, colei che a quella legge ha prestato il nome.

È vero che in tre anni il clima che si respira attorno al tema dei diritti civili è cambiato?
Sì, quel clima positivo che si è respirato in Italia nei due anni in cui abbiamo lavorato sulla legge in commissione Giustizia, costruito attraverso l’interlocuzione positiva tra il Pd, con il contributo di Matteo Renzi, e le associazioni, oggi non si respira più. L’Italia oggi è involuta, precipitata in un clima oscurantista, con una maggioranza che considera ogni diversità un disvalore, mentre al contrario per noi erano un valore. Oggi la diversità è vista come un nemico, va taciuta e nascosta, e questo vale per gli omosessuali come per le donne, gli immigrati ma anche per le persone malate o portatrici di handicap. Non c’è un solo atto legislativo a vantaggio di queste persone.

Può essere una delle spiegazioni alla base dei tanti episodi di intolleranza?
Purtroppo si moltiplicano gli atti di omofobia, di razzismo e di violenza contro le donne senza che vi sia alcuna politica di contenimento. Quando i primi che bullizzano sono al governo, quando il primo bullo è quello che io chiamo il ministro dell’’inferno’, questi sono i risultati. Oggi siamo in un’Italia diversa in cui avremmo fatto molta più fatica ad approvare non solo la legge sulle Unioni civili, ma anche altre misure importanti come il dopo di noi, il testamento biologico o il divorzio breve. Abbiamo un ministro che sventola il Rosario e che poi si comporta all’opposto di quello che la sua religione gli indicherebbe.
Oggi al centro dell’agenda c’è l’economia, ma a proposito di misure oscurantiste il Ddl Pillon è ancora lì, giusto?
Quando si parla di diritti è sempre un’emergenza, perché si parla di dignità delle persone. È vero che l’emergenza vera sono l’economia e il lavoro, anche se il governo fa finta di nulla, ma anche il ddl Pillon è un’urgenza perché tocca profondamente le liberta costituzionali delle famiglie e delle donne. Hanno detto di tutto ma gli atti concreti stanno a zero, anche da parte di M5S che ne aveva annunciato il ritiro. La verità è che il testo resta incardinato in commissione e porta ancora le firme dei Cinque stelle. Come al solito hanno fatto solo parole senza cambiare nulla e l’11 giugno riprenderà la discussione in commissione, e noi saremo lì come sempre a dare battaglia.

A proposito di M5S, hanno provato a spostare la barra a sinistra ma il voto non li ha premiati…
Perché M5S non è un partito di sinistra. Al contrario, è la causa dello strapotere della Lega perché pur di arrivare al governo si è piegato a un’alleanza con la forza più oscurantista del Parlamento. E non dimentichiamo che M5S e Lega hanno entrambi votato contro le Unioni civili, pur non essendo ancora alleati. Questo accade perché combattono nello stesso campo, provando a parlare a quell’Italia orfana di Berlusconi. Chiunque veda nel M5S un partito di sinistra sbaglia di grosso, non hanno mai votato una sola legge di sinistra. La gran parte degli italiani se ne sta accorgendo non andando a votare, e il Pd è a loro che deve rivolgersi dando la certezza di attuare politiche che parlano alle famiglie e ai lavoratori.

Siamo nei giorni dell’Onda Pride e sabato ci sarà il Roma Pride. Il Pd deve esserci?
Per tornare a parlare all’astensione dobbiamo avere coraggio, quello che voglio è un Pd che con fermezza parli di radicalità sociale e di uguaglianza, tornando a proporsi come una comunità che sconfigga le tante solitudini in cui oggi si vive, dalle periferie alle solitudini culturali. È su questo che si innesta la grande Onda Pride, le uniche manifestazioni a cui continuano ad aderire i giovani, in cui si chiedono pari dignità e uguaglianza. Per questo sono certa che il Pd anche quest’anno, come con Maurizio Martina, darà la propria adesione. Intanto il Pd Roma ha aderito al Pride di sabato e in tanti ci ritroveremo in piazza.

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