L’affronto di Belpietro all’Unità, un dolore per tutta la comunità democratica

Focus

In edicola con un numero speciale per non far cessare di esistere la testata, l’editore ha scelto Maurizio Belpietro come direttore ‘per un giorno’

Non bastava aver chiuso l’Unità bisognava anche umiliarla con un Direttore – ‘solo per un giorno’- che nulla ha a che vedere con la storia di quel glorioso giornale che ha fatto la storia del nostro Paese. Non c’è pace per il giornale fondato da Antonio Gramsci, tornato, purtroppo, solo eccezionalmente in edicola nella giornata di oggi. L’edizione speciale non celebra un anniversario o una ricorrenza particolare. Più semplicemente il quotidiano che ha smesso di uscire nelle edicole a metà del 2017, ma  per fare in modo che l’attuale proprietà non perda il diritto di usare il marchio del giornale, deve pubblicare un numero almeno una volta all’anno, altrimenti cessa di esistere.

E così è stato. Ma la redazione che su quel giornale ha scritto e si è data fare con interviste e approfondimenti, non poteva certo aspettarsi che a firmare come direttore quel numero ‘speciale’ fosse Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, giornale smaccatamente di destra. Lui stesso contattato da Repubblica ha dichiarato: “L’editore Pessina mi ha chiamato chiedendomi semplicemente se potevo firmare il numero e io ho accettato. In tempo di crisi di giornali mi è sembrato giusto salvare una testata, che altrimenti rischia di sparire. Di certo non ho nessuna intenzione di fare il direttore dell’Unità, testata di cui peraltro non condivido molte delle cose che vengono pubblicate”. Una spiegazione ribadita anche oggi in un editoriale sul suo giornale.  Davvero non c’era nessun altro disponibile a firmare il giornale? Eppure ci sono state proposte di acquisizione di rilievo negli ultimi tempi, come quella di Michele Santoro.

Il comitato di redazione dell’Unità ha descritto la decisione unilaterale come “l’ultimo affronto alla storia del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, arrivato all’improvviso e senza alcuna comunicazione”, quando “in redazione era in chiusura il numero speciale”. Una provocazione? Un modo di farsi pubblicità?

Ma a rimanere sorpresi non è stata solo la redazione ma sopratutto i militanti che vedono, ancora, in quel giornale un simbolo di libertà e di democrazia. E tutti i dirigenti del Partito Democratico che hanno subìto questa decisione così scellerata e provocatoria.

Il Pd, infatti, non c’entra niente con questa scelta non essendo più il proprietario del marchio. Lo spiega bene il responsabile comunicazione del Pd Marco Miccoli che in una nota scrive: “Sulla scelta dell’editore de l’Unità di far firmare il numero in uscita da Maurizio Belpietro si precisa che il Partito Democratico non ne era assolutamente a conoscenza. L’abbiamo appreso dal comunicato del Cdr solo qualche ora fa. Non sfugge a nessuno che, vista la storia del giornale e gli orientamenti politici di Belpietro, la scelta dell’editore Pessina è stata una furbizia di cattivo gusto”.

Un cattivo gusto messo in luce da tanti. Andrea Romano twitta: “Lasciate in pace l’Unità. Se la direzione di Belpietro è uno scherzo, è davvero uno scherzo di pessimo gusto. Se è una cessione, è una scelta inutilmente provocatoria. I proprietari tutelino i lavoratori con ogni strumento possibile, rispettando la storia della testata”. Un’idea condivisa anche da Gianni Cuperlo che si lancia in una proposta: “L’indignazione è tanta e non si fermerà. Dicano gli attuali ‘padroni’ de l’Unità quanto costa rilevare la testata, quanto costa il ‘riscatto’. Mi batterò per un azionariato popolare e per riconsegnare quel giornale al suo campo e alla sua storia”.

 

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