Raccogliamo la sfida dei colossi americani per una crescita sostenibile

Focus

Il tema della sostenibilità dei modelli di produzione è una frontiera decisiva.
Riempiamo con questi contenuti un’agenda politica in fase di cambiamento

Duecento tra le più grandi “corporation” degli Stati Uniti d’America hanno lanciato una proposta a suo modo rivoluzionaria: c’è bisogno di legare la crescita economica alla sostenibilità (ambientale, sociale, umana), archiviando il modello produttivo basato esclusivamente sulla massimizzazione dei profitti (alla base della quale vi sono razionalizzazione dei processi produttivi e ricerca dell’efficienza ad ogni costo).

Se dal cuore del capitalismo mondiale, e non da una cellula di qualche residuo soviet, arriva questa analisi, la politica non può farsi trovare spiazzata.

Già per troppi anni abbiamo rincorso questa agenda, che ci ha portato anche fuori strada. Sembrano essere maturi i tempi per cominciare a impostare un discorso serio sul tema, immaginando che il punto non è il profitto fine a sé stesso, ma il modo come lo si ottiene e come viene redistribuito.

Il profitto – che è una condizione essenziale nella logica capitalista- deve tornare ad essere concepito come una serie di fattori, in concorso tra loro. Ci sono ovviamente gli azionisti, che mettono a disposizione il capitale. Ma poi ci sono altri attori: i lavoratori, che mettono a disposizione braccia e menti; i clienti, che selezionano e acquistano; i territori, che mettono a disposizione materie prime e spazi vitali: le comunità, che interagiscono tra i territori e i produttori.

Ecco, tutti questi – che noi definiamo pomposamente “stakeholders”- sono gli attori decisivi nella costruzione dei profitti. E porre oggi il tema della sostenibilità, e della inclusività dei modelli di produzione, è una frontiera decisiva.
Proviamo ad applicarci sul tema, magari riempiendo con questi contenuti l’agenda di una politica in fase di cambiamento, per evitare che i temi dell’agenda siano costretti alla banalità e per evitare, soprattutto, di perdere una occasione importante e per certi versi decisiva per la costruzione di una Politica non più subalterna.

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