Valorizzare la concorrenza, sempre. Il caso di FlixBus

Focus

Una misura per aiutare mercato e consumatori

L’attacco legislativo a FlixBus, che ha visto minacciare la sopravvivenza del modello organizzativo di un’azienda per colpa di un emendamento dell’ultim’ora inserito nel Milleproroghe, è stato un attacco alla concorrenza e al libero mercato.

Quando si cambiano le regole del gioco in corsa si lede la certezza del diritto, con l’effetto di contrastare ogni possibilità di innovazione del mercato – e, quindi, di crescita, investimenti e occupazione.

Nel caso specifico di FlixBus, tra l’altro, si dovrebbe parlare di un operatore che favorisce la concorrenza rispettando le esigenze di passeggeri ed operatori locali attraverso l’utilizzazione di una piattaforma. Tanto è vero che il modello FlixBus esiste in 20 paesi europei e solo in Italia ha subito attacchi di questo tipo, e persino l’autorità Antitrust italiana ha riconosciuto che il modello secondo cui opera è completamente conforme con le regole della concorrenza.

Il Governo, dopo il pasticcio nel Milleproroghe e grazie al mio ordine del giorno presentato proprio durante la discussione del medesimo decreto (assieme a quello di altri colleghi), si era assunto pubblicamente l’impegno di risolvere la questione ed ha confermato questa intenzione inserendo una norma ad hoc nel Decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri ieri (11 aprile).

Oggi chi critica le aziende innovatrici come FlixBus che – in un quadro regolamentare già ben definito e conforme ai dettami UE – è come se le accusasse di lesa maestà, di aver occupato spazi che non era opportuno occupare. Per fortuna i consumatori di tutti i settori la pensano in modo completamente diverso e, in special modo, nel settore della mobilità. Del resto, queste imprese esistono solo perché soddisfano la richiesta dei consumatori: altrimenti, fallirebbero. Metterne in discussione la sopravvivenza è un danno ai consumatori – che nel caso di Flixbus sono perlopiù persone a basso reddito – più ancora che alle imprese in questione.

Che cosa non va in questa concorrenza ? La sicurezza dei passeggeri? No, perché le regole sono europee e in quanto tali applicabili a prescindere dal modello organizzativo. La tutela del lavoro? No, i contratti sono quelli del settore senza alcuna deroga. I prezzi? Forse si, ma proprio perché grazie alla concorrenza essi non incorporano più le rendite prima riservate ai monopolisti di fatto.

A noi istituzioni, Parlamento e Governo, sta il compito di accompagnare questa innovazione, se necessario regolarla, senza farsi sorprendere ma senza nemmeno cambiare le regole del gioco per assecondare potentati locali, per non dire feudali. Avere politiche conservative di fronte a fenomeni del genere vuol dire opporsi alle epoche, vuol dire opporsi al tempo: è impossibile.

Qualcuno potrà al massimo ritardare un adeguamento normativo o lo sdoganamento di certi servizi, ma a quel punto che cosa avremo guadagnato? Nulla. Avremo solo perso uno, due o tre anni e quindi ci troveremo ad occuparci del problema con uno, due o tre anni di ritardo rispetto al resto del mondo.

Sta a noi avere lo sguardo un po’ più lungo e non reagire sempre con timore alla naturale evoluzione a cui si affida la sopravvivenza di qualunque progetto. Soprattutto, con questo atteggiamento diamo un pessimo messaggio a tutti i potenziali innovatori: andate negli altri Paesi, perché in Italia troverete la strada sbarrata. Se vogliamo che aziende come Flixbus nascano anche in casa nostra, dobbiamo creare un ambiente favorevole all’innovazione.

D’altra parte, e non sarà un caso, la “legge annuale sulla Concorrenza”, strumento al quale sembrava legata per un filo la vicenda Flixbus – per volontà stessa del Governo, che ha riconosciuto l’errore – è impantanata in Parlamento da quasi 3 anni.

Il Governo ha rispettato il suo impegno, dando un segnale concreto che in Italia l’innovazione e la concorrenza possono esistere. Ma l’immagine è comunque devastante: l’impressione è quella di un Paese che corre dietro ai suoi stessi errori, anziché dare sfogo all’ingegno dei nostri talenti.

Bisogna sempre tenere bene a mente che compiere una buona scelta con un giorno di ritardo vuol dire aver compiuto una scelta sbagliata.
Ho portato avanti questa battaglia con convinzione perché il Paese non può rimanere indietro rispetto a questi temi. Solo attraverso la lungimiranza e la competenza potremo veramente agire nell’interesse del bene comune.

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