Abusi sessuali: il Vaticano di fronte alla crisi più grave

Focus

Francesco, denunciando lo scandalo, ha detto più volte che i problemi alla base della crisi sono il clericalismo e l’abuso di potere

Un summit straordinario di 4 giorni, dal 21 al 24 febbraio, 190 partecipanti fra cui una buona parte dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo, e poi religiosi di ordini e congregazioni maschili e femminili, esperti, capi dicastero vaticani: lo scandalo degli abusi sui minori commessi dai sacerdoti entra dalla porta principale in Vaticano con un incontro straordinario voluto dal Papa. E’ il segno che la crisi ha raggiunto livelli di guardia, al di là delle apparenze e delle buone intenzioni del pontefice di alcuni dei suoi più stretti collaboratori.

L’espulsione dalla Chiesa dell’ex cardinale americano Tehodore McCarrick ha preceduto di pochi giorni l’avvio del summit; un atto simbolico e politico insieme voluto da Francesco per allontanare dalla Santa Sede il sia pur minio sospetto che vi fossero comportamenti indulgenti verso alti prelati particolarmente potenti. Il caso McCarrick, infatti, era stato utilizzato dalla destra conservatrice americana per attaccare Francesco il quale – secondo l’accusa – sarebbe stato a conoscenza degli abusi sessuali su minori e adulti da parte dell’ex arcivescovo di Washington da molti anni e non avrebbe preso provvedimenti considerandolo un uomo fidato. Di fatto gli oppositori del Papa puntavano, più ancora che sugli abusi, sulle tendenze omosessuali di McCarrick per trasformare lo scandalo in una crociata contro gli omosessuali nella Chiesa e quindi contro le aperture e le riforme volute dal Papa.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del summit, il cardinale americano Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago e uno degli organizzatori dell’evento, sollecitato in proposito, ha dichiarato che “non vi è alcun nesso fra omosessualità e abusi sessuali, come hanno dimostrato diverse indagini anche governative compresa quella della Royal commission australiana”. Il riferimento era alla commissione d’inchiesta sul problema degli abusi sui minori promossa di recente dal governo australiano; l’indagine aveva portato alla luce una serie clamorosa di episodi di violenze commessi dai preti nel corso degli ultimi decenni. E che il problema sessualità nella Chiesa non possa essere classificato secondo categorie ideologiche lo dimostra l‘emergere, proprio in questi ultimi mimesi, di un nuovo scandalo: questa volta  le denunce riguardano abusi e stupri commessi da preti e vescovi contro le suore in diversi Paesi del mondo, in Europa come in Asia e in Africa. Per questo le organizzazioni cattoliche delle donne avevano chiesto che la vicenda fosse pure compresa fra i temi al centro del summit.

In ogni caso, a far da detonatore alla vicenda, e a indurre o costringere il Papa a mettere in agenda in modo urgente la questione, sono stati alcuni fatti che hanno avuto eco mondiale. Non si dimentichi infatti che attualmente è sotto processo in Australia, a Melbourne, il cardinale George Pell, nominato dal Papa nel 2014 capo della Segreteria per l’Economia, il nuovo ministero del Tesoro d’Oltretevere voluto da Bergoglio nell’ambito di una più ampia riforma delle strutture economiche del Vaticano. Il processo è in corso, le accuse risalgono a diversi anni fa, e vale anche per Pell  –  che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti – il principio d’innocenza fino a prova contraria. Tuttavia la corte di Melbourne ha deciso per il processo dopo un lungo lavoro istruttorio e dopo aver ascoltato decine di testimonianze a favore e contro.

Se il cardinale McCarrick, è il prelato più noto ad essere stato “dimesso dallo stato clericale”, – oltretutto avendo svolto il ruolo di potente e influente “fundraiser”, raccoglitore di finanziamenti, per il Vaticano nei decenni passati – Pell è certamente il cardinale con l’incarico più alto in Vaticano ad essere finito sotto processo. A ciò si aggiungano le recenti vicende in Cile e negli Stati Uniti. Nel primo caso buona parte del  vertice dell’episcopato andino è finito nell’occhio del ciclone dell’opinione pubblica e sotto la lente della magistratura, per aver insabbiato e coperto decine di violenze e abusi; una storia che ha avuto nel caso del vescovo Juan Barros il suo big bang; mons. Barros era intimo – prima figlioccio e poi protettore – del prete abusatore Fernado Karadima, personaggio oscuro legato alla destra pinochettista cilena, contro cui da molti anni si levavano le voci delle vittime. Dopo aver a lungo tergiversato, proprio a partire dal caso cileno il Papa ha cambiato marcia; Francesco ha mandato a indagare a Santiago uno dei suoi uomini più esperti nella gestione dei casi di abuso, il maltese monsignor Charles Scicluna, e ha cercato di fare un radicale repulisti nella chiesa cilena, tuttavia il danno d’immagine e credibilità restava di proporzioni incalcolabili.

Ancora, nell’agosto scorso, è stato pubblicato il rapporto di un Grand Giurì della Pennsylvania che aveva indagato su 6 diocesi dello stato e sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia avvenuti nell’arco di 70 anni. Ne uscivano numeri impietosi: almeno 300 preti coinvolti centinaia e centinaia di abusi e violenze di ogni tipo. Tuttavia la Chiesa contesta una certa strumentalizzazione mediatica del rapporto; il gesuita Hans Zollern, uno degli uomini chiave nella risposta che la Santa Sede sta dando alla crisi, ha rilevato che la grandissima parte dei casi registrati erano precedenti al 2002, quando cioè nella chiesa a stelle e strisce sono state introdotte politiche rigide di tolleranza zero nei confronti dei sacerdoti colpevoli. Un dato in qualche modo confermato dal cardinale Cupich lunedì in Vaticano, il quale ha osservato come negli ultimi anni le nuove denunce di violenze sui minori si siano drasticamente ridotte negli Usa. Sia come sia, ogni nuovo rapporto e indagine trascina con sé anche un fiume di nuove denunce, molte indubbiamente relative al passato, segno che le vittime spesso non hanno trovato il coraggio di parlare.

E del resto il summit in Vaticano ha lo scopo dichiarato di rendere consapevoli i vescovi di tutto il mondo della loro responsabilità di fronte a episodi di violenza, di stabilire precise linee di azione nei casi che emergono e di far prendere coscienza che le coperture non saranno più tollerate. E’ certamente un passo importante quello compiuto dalla Santa Sede, restano però sullo sfondo le tematiche relative all’affettività, alla sessualità, alle relazioni uomo-donna nel mondo ecclesiale, allo scarso ruolo che ancora hanno i laici in molte comunità e diocesi. Non a caso Francesco, denunciando lo scandalo, ha detto più volte che i problemi alla base della crisi sono il clericalismo e l’abuso di potere.

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