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Essere vecchi in galera. Un dubbio sul caso Formigoni

La legge cosiddetta “spazzacorrotti” voluta dal governo pentaleghista ha cancellato la norma che impediva agli ultrasettantenni, tranne che per casi gravissimi, di scontare la pena in carcere. È in applicazione di questa nuova legge che Roberto Formigoni, 71 anni, è dà oggi in una cella a Bollate, Milano. Deve scontare quasi 6 anni per “sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della Maugeri”: insomma, favori in cambio di un sacco di soldi. Una ignobile vicenda corruttiva. Formigoni è un pessimo personaggio, uno che ha fatto del male alla politica e ai cittadini. La società, attraverso le leggi, lo espelle giustamente da sé: ma non esiste solo la galera, per questo compito. Per chi ha un po’ di anni sulle spalle, ci sono gli arresti domiciliari. Solo la “cultura” vendicativa e violenta dei gialloverdi poteva cancellare una norma di buon senso e umanità.

Detto questo, il “Celeste” è stato per per più di tre decenni un politico arrogante, molto abile nel surfeggiare sulle onde della Prima e della Seconda Repubblica, tra don Giussani e Craxi, i dorotei e Berlusconi, tra parrocchie e salotti, aspersori e assessorati, Meeting riminesi e Transatlantico, interviste e comunioni, macchine blu e giacche arancioni. Un uomo di potere, un narciso, un gaudente e reazionario al tempo stesso, divenuto ricco adesso sappiamo come e grazie a chi. Una roba tanto più odiosa in quanto cresciuta all’ombra di un tanto esibito impegno religioso – proprio la creazione del Movimento popolare, braccio politico di Comunione e Liberazione, fu il basamento sul quale egli costruì la sua lunga fortuna.

Che Formigoni sia infine caduto sotto il peso della legge è divenuto inevitabile dopo il suo crollo politico – neppure eletto alle ultime politiche – a dimostrazione che in Italia (è amaro constatarlo) si bastona sempre il cane che affoga, mai lo si fulmina all’apogeo del potere. Ma tant’è. Nessuna solidarietà politica a un esempio pessimo come Roberto  Formigoni, a cui la potenza sporcò l’animo e l’animo annichilì la potenza, e dunque nessun rimpianto per ciò che egli incarnò nella vicenda del nostro Paese. Solamente un minimo di buon senso, questo si, lo si può chiedere alla giustizia italiana: non applicando la norma punitiva voluta da questo governo.

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