Veltroni rilancia: “Ius soli, il Pd deve provarci”

Focus

“Bisogna rivolgersi alla coscienze dei singoli parlamentari”

“Lo Ius soli non è un tema di partito, né deve diventarlo. Non può essere una bandiera elettorale. Sia piuttosto al centro di una grande campagna culturale e civile. Vorrei che ogni singolo parlamentare fosse chiamato a rispondere alla propria coscienza su un’idea di società. E a un quesito: il bambino cinese o senegalese che va a scuola con i tuoi figli deve essere considerato cittadino italiano? Può sentirsi parte di un universo di valori o deve essere respinto?”. Walter Veltroni rilancia la battaglia sullo Ius soli e in un’intervista a Repubblica afferma che bisogna provarci, rivolgendosi alla coscienza di tutti i parlamentari al di là delle appartenenze partitiche.

Il fondatore del Pd si chiede: “Quel bambino dobbiamo accoglierlo, integrarlo, conquistarlo al nostro sistema di valori, oppure dobbiamo fare in modo che si senta straniero, estraneo, respinto? Straniero parlando la stessa lingua degli altri, indossando le stesse magliette di calcio degli altri, parlando magari anche un italiano migliore degli altri? Deve essere parte del nostro mondo o ai margini?”.

Di fronte a una battaglia di questo tipo, libertà di coscienza. Anche se – spiega Veltroni – “il Pd ha il dovere di provarci fino in fondo. Ma in questa storia non devono esserci sconfitti, né vincitori, né bandiere da sventolare in campagna elettorale. Vince lo Ius soli, non un partito. Per questo bisogna appellarsi a tutti i parlamentari. Non mancano le buone ragioni per approvare la legge che prevede filtri adeguati, equilibrata. Pragmaticamente, l’aspetto demografico, del Pil e del welfare. E poi i valori di una società dell’inclusione”.

Provarci, dunque. Perché “quando qualcuno parla al fegato, la sinistra deve parlare al cuore e al cervello. I peggiori disastri della storia si verificano se di fronte a chi parla al fegato si reagisce imitandolo o nascondendosi. Contro la politica fondata sulla paura esiste solo quella che agisce sulla speranza. Se non si è Obama, vince Trump”.

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