Il venerdì nero di Conte, il governo è in forse

Focus
Giuseppe Conte

Il premier incaricato sale al Colle. M5s e Lega insistono su Savona

Alla fine sembra proprio che Di Maio e Salvini abbiano imbrigliato Conte sui nomi dei ministri del “suo” futuro governo. Era prevedibile ed è accaduto. Nonostante il richiamo del Quirinale, nonostante le rassicurazioni di Lega e Cinque stelle. Risultato: Giuseppe Conte non può ancora sciogliere la riserva ma è costretto a recarsi a metà pomeriggio al Quirinale per un “colloquio informale” con Sergio Mattarella. Presumibilmente per “scusarsi” del ritardo. O più realisticamente per spiegare al capo dello Stato le ragioni dell’impasse. Prima fra tutte, l’impuntatura del leader del Carroccio sul nome di Paolo Savona. Tanto che in serata sbotta su Facebook e scrive “Sono davvero arrabbiato.”.

 

Sono davvero arrabbiato.

Pubblicato da Matteo Salvini su venerdì 25 maggio 2018

 

Tra i tanti like, c’è ne è uno che spicca più di altri. Quello di Luigi Di Maio, il suo alleato. Insomma i due non sembrano avere intenzione di mantenere fede alle parole usate nemmeno 24 ore prima. “Della squadra dei ministri si occuperanno Conte e Mattarella”, hanno ripetuto in più occasioni. Eppure, almeno sulle caselle più importanti, i due leader non sembrano rinunciare a imporre le proprie preferenze. A partire da quel ministero dell’Economia su cui si gioca l’approccio che l’Italia dovrà avere nei confronti dell’Europa.

La Lega sarebbe pure disposta a far naufragare tutto, facendo mancare la fiducia, pur di vedere Paola Savona, il nome prescelto, a via XX settembre. Un atteggiamento che limita drasticamente lo spazio di manovra di Conte e non può che innervosire ulteriormente il Colle, dopo le tensioni mostrate già nei giorni scorsi. Per ora, tuttavia, dalle parti del Quirinale tutto tace. In attesa, forse, di rivedere il premier incaricato con in  mano un’alternativa alla prossima occasione, che però non è stata ancora fissata. Certo è che i dubbi non si limitano al dicastero dell’Economia. Ci sono altre caselle pesanti ancora da decidere come il ministero degli Esteri e quello della Difesa. Posti chiave che stanno allungando i tempi di questo sofferto cantiere di governo.

Piazza Affari in rosso e lo spread che sale

A chiedere di chiudere in fretta la partita del governo sembra essere non solo la politica, ma anche e soprattutto il mondo dell’economia. Oggi Piazza Affari ha perso oltre il 2%, mentre lo spread è salito ai massimi dal 2013 toccando quota 217. Il calo di Milano è stato un caso unico in Europa, dove si è registrata per lo più una giornata piatta. Fa eccezione Madrid, dove però il governo di Mariano Rajoy è alle prese con una delle crisi più gravi del suo mandato.

La situazione odierna di Piazza Affari è solo l’ultimo capitolo di una lunga sequela di giornate “no”. Basti pensare che dallo scorso 15 maggio, quando le tensioni legate alla formazione del nuovo governo Lega-M5S hanno iniziato a condizionare i mercati, la Borsa di Milano ha bruciato circa 51 miliardi di capitalizzazione. L’indice Ftse All Share ha perso in nove sedute il 7,3%, riducendo la sua capitalizzazione a 646 miliardi. A pagare il prezzo maggiore sono state le banche, affossate dallo spread e dal timore di politiche ostili da parte del nuovo governo: l’indice Ftse All Share Banks ha perso il 15,2%, più del doppio del listino.

A questo punto, è ancora più facile immaginare come l’augurio per Piazza Affari sia che la lista definitiva dei ministri sia pronta entro il weekend, a Borse chiuse, onde evitare ulteriori scivoloni.

 

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