Il Veneto vuole la moratoria, il Governo impugna il decreto

Focus

Si accende lo scontro tra Zaia e Lorenzin. Il Veneto vuole far slittare l’obbligo al 2019.

In Veneto ci sono stati da gennaio duecento casi registrati di morbillo, in Svezia dove l’obbligo pure non esiste e la copertura è del 97%, i casi sono stati dodici.

Dodici contro duecento, e gli abitanti sono il doppio di quelli della Regione governata da Zaia.

La riflessione da fare è molto semplice: la copertura vaccinale in Veneto è tutt’altro che soddisfacente, e in qualche zona scende all’85% ,ben al di sotto della soglia minima prevista dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al 95%.

La cosa singolare è che proprio questa regione, che pure si vanta del proprio sistema sanitario, ha intrapreso una vera e propria guerra contro la legge che prescrive l’obbligo vaccinale quale requisito per l’accesso alle scuole. Luca Zaia ha pensato bene di varare un decreto che mette in mora sino al 2019 una legge dello Stato, approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza.

Ma Zaia, come Vasco ( senza essere Vasco), dice: Io no. Come fa? Semplice: fa firmare al  direttore generale della Sanità , Domenico Mantoan,  un provvedimento in cui stabilisce che l’obbligo di essere in regola, o in alternativa la  certificazione della prenotazione dei vaccini, slitta di due anni.

I veneti, ma non i sardi o i laziali o i piemontesi e men che meno gli emiliani (Bonaccini fu il primo a introdurre l’obbligo) saranno dunque esentati dall’obbligo della norma? Zaia dice che non vuole la rissa, che non è una scelta politica, ma intanto si becca un bel “sei un no vax” dalla ministra Lorenzin che ha annunciato ricorso contro il decreto antivaccini. 

Il principio cardine su cui farà leva l’impugnazione da parte del governo è questo:  sebbene la sanità sia una materia in gran parte concorrente la salvaguardia della salute è invece una competenza esclusivamente statale e quindi non è possibile che ci siano trattamenti e regole diversi a seconda degli orientamenti regionali.

Per dirla con le parole della ministra “la decisione del Veneto è irragionevole, perché si tratta di una legge nazionale e bisogna rispettarla. Dal punto di vista sanitario i virus non seguono l’andamento delle Regioni né i confini territoriali”. Il richiamo al principio di responsabilità nazionale è chiaro. Il “vicino di casa” Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna valuta “totalmente incomprensibile” la scelta del suo omologo e una schiera di commenti negativi  arriva dai parlamentari e consiglieri veneti.

“La moratoria mette a rischio la salute di migliaia di bambini” dice il capogruppo in  Consiglio regionale Stefano Fracasso, “Il pasticcio veneto dei Vaccini mette in luce tutta l’irresponsabilità della giunta regionale”, replica il segretario regionale del Partito democratico, Alessandro Bisato, che sottolinea anche  la mancanza di coraggio dell’esecutivo di Palazzo Balbi. “La proroga di due anni all’obbligo di vaccinazione non e’ infatti della giunta, ma un decreto firmato da un dirigente: in barba alla gerarchia delle fonti, la Regione tenta di scavalcare una legge dello Stato”.

Alessandra Moretti invece si rivolge direttamente ai veneti “invito le famiglie ad essere rigorose nel pretendere dalle scuole il rispetto della legge, nonostante il decreto di Mantoan che peraltro ritengo assolutamente illegittimo”. E Laura Puppato :”trovo irresponsabile questo continuo scontro di Zaia e della giunta del Veneto con il Governo, che rende insicuro e fragile un intero territorio di particolare valore culturale e produttivo, oggi davvero allo sbando”.

“Zaia imbocca la strada della demagogia e strizza l’occhio ai no-vax. La decisione di impugnare il decreto Lorenzin e di procrastinare le vaccinazioni mette a rischio la salute dei cittadini veneti e degli italiani. Zaia gioca sulla pelle dei bambini” è l’opinione della deputata veronese Alessia Rotta.

 

 

 

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