Venezuela, in Europa si parla con una voce sola. In Italia c’è Dibba che pontifica

Focus

L’iniziativa europea e il silenzio del governo italiano. Il Pd presenta una mozione in Senato: Italia riconosca Guaidò

L’Italia è sempre più isolata in Europa. Lo abbiamo detto tante volte, e per motivi diversi, ma oggi ne abbiamo una rappresentazione plastica senza precedenti: il nostro Paese è stato infatti l’unico ad opporsi ad una dichiarazione dell’Ue sul Venezuela in cui si esprimeva l’appoggio dei Ventotto al presiedente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidó e si invitava il presidente Nicolas Maduro a lasciare, ribadendo la richiesta di convocare al più presto nuove elezioni.
Una presa di posizione netta e unanime che è arrivata nel giorno della scadenza dell’ultimatum al governo del dittatore sudamericano. Lo ha fatto la Spagna, lo hanno fatto la Francia, la Germania, il Regno Unito e anche la Danimarca così come l’Austria, la Svizzera, la Svezia e così via. Ma l’Italia no, un’eccezione che fa male e che ci rende così distanti dal resto dei Paesi che sono sempre stati nostri amici ed alleati.
Ma non è solo una questione di allineamento politico, c’è in gioco molto di più: ci sono in gioco i nostri valori, quelli della democrazia e della libertà. Ce lo ha ricordato stamani anche il Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato ha infatti sentito il bisogno di intervenire, visto il silenzio assordante di un governo in preda ai deliri del primo Di Battista che passa. La situazione in Venezuela, ha detto Sergio Mattarella, “richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner l’Ue. Non ci può essere incertezza ne esitazione: la scelta tra la volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato e dall’altro la violenza della forza”. Niente di più logico e semplice, ma non per il nostro Paese, dove tutto è diventato farsa.
Per il “governo” si è affrettato a rispondere, in mancanza di un Premier serio e di un ministro degli Esteri degno di questo nome, Alessandro Di Battista in veste di consulente o forse di esperto di politica estera. Scrivendo su Facebook, il “rivoluzionario da salotto” come lo ha definito Maurizio Martina, pontifica – come se poi questioni di tale rilevanza possano essere discusse in un post sui social -: “Se il Venezuela non avesse la prima riserva di petrolio al mondo oggi nessuno si interesserebbe ai diritti del suo popolo. Ci vuole coraggio a mantenere una posizione neutrale in questo momento, lo so. L’Italia non è abituata a farlo. Ci siamo sempre accodati in modo vile agli ‘esportatori di democrazia”. Una presa di posizione ribadita anche da tutto il gruppo 5 Stelle che invoca pace per il Venezuela ma senza fare niente di niente per perseguirla. Una linea di politica estera che definirla pasticciata è poco e che ha già dato i suoi frutti: fra minacce varie infatti l’Italia è l’unico stato europeo ad avere avuto il plauso di Maduro, alla faccia della neutralità. E Salvini che dice? Rimane in silenzio anche se il centrodestra lo tira per la giacchetta: è forse questa la goccia che farà traboccare il vaso del governo?
Il Pd non ha mancato di esprimere la sua indignazione, presentando una mozione in Aula al Senato ma la situazione sembra essersi aggravata. “A questo punto”, ha detto Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri, “dopo che il governo ha bloccato anche la dichiarazione UE, insieme alla mozione depositata oggi, chiediamo che il Governo venga subito in Aula. E’ una decisione gravissima. Penso che la richiesta possa essere condivisa da tutta l’opposizione. M5S- Lega stanno cambiando i connotati della nostra politica internazionale, andando anche palesemente contro le raccomandazioni di Mattarella. L’Italia non può sostenere Maduro, come di fatto sta facendo il Governo”.

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