Governo come Ponzio Pilato non sceglie fra Maduro e Guaidò

Focus
venezuela

Mozione di maggioranza ambigua. La Lega ha cambiato idea?

Sì, no, forse. La posizione italiana sul Venezuela – dove la situazione umanitaria è drammatica – è lo specchio di tutte le differenze che ci sono fra 5 Stelle e Lega. E la risoluzione di maggioranza, approvata oggi dalla Camera dei deputati con 266 sì, 205 no e 9 astenuti, ne è la riprova. Un testo che condanna ma assolve, che riconosce e non riconosce, prodotto di un governo in cui anche la politica estera provoca dissidi, basti pensare alle dichiarazioni di voto, dopo che i lavori del Parlamento erano ripresi alle ore 14.30, dei 5 Stelle che hanno sottolineato che “E’ impraticabile riconoscere Guaidò. Il rischio di un riconoscimento prematuro è un vicolo cieco diplomatico”, mentre Marco Formentini della Lega ha dichiarato che “Non possiamo accettare quello che si è detto in aula, ovvero che in Venezuela sarebbe in corso un tentativo di golpe. L’elezione di Maduro non è stata legittima ma fraudolenta e lo abbiamo scritto nella risoluzione con parole chiare. Noi non saremo mai al fianco dei dittatori”.

Oggi il ministro degli Esteri Moavero, partecipando alla Camera al dibattito sulla crisi nel paese sudamericano (fra poco si voteranno le mozioni), ha dichiarato che il governo italiano riconosce in Venezuela “la legittimià dell’Assemblea Nazionale” ma non quella “delle ultime elezioni presidenziali e di Nicolas Maduro” e dunque chiede che nel Paese sudamericano si svolgano nuove elezioni presidenziali.
Al tempo stesso, però, Moavero ha detto che la convocazione di nuove elezioni “in un Paese così lacerato è un’operazione estremamente complessa“, sottolineando comunque che il governo “è assolutamente a favore dell’arrivo e della distribuzione degli aiuti umanitari, aiuti indispensabili di fronte alla tragedia del popolo“, aiuti che il dittatore Maduro continua a respingere.

 

Venezuela, il governo gialloverde sulla linea del cerchiobottismo

Nel M5S, da sempre vicino a Maduro (basti pensare alle posizioni di Di Battista), l’arrampicata sugli specchi è toccata a Mirella Emiliozzi, deputata in commissione Esteri, che ha spiegato che essere il governo del cambiamento “non vuol dire schierarsi da una parte o l’altra, ma appoggiare e dare segni concreti verso il ripristino della legalità sul piano internazionale”.

Che cosa significhi in concreto, non lo si capisce bene, ma del resto il testo della mozione di maggioranza è tutto imperniato su un colpo al cerchio e uno alla botte, proprio per evitare nuove tensioni nel governo, dove ai pentastellati si oppone la Lega che aveva definito Madurouno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo“.

Il cerchiobottismo di governo si esprime perfettamente in Moavero, il quale riconosce la legittimità dell’Assemblea nazionale venezuelana (e ci mancherebbe altro!), ma rimane ambiguo sulla legittimità di Guaidó, che decine e decine di paesi, in Europa e in tutto il mondo, hanno riconosciuto come presidente del Venezuela.

 

Pd incontra delegazione venezuelana

Da Forza Italia a Fratelli d’Italia (che ha sventolato in aula una bandiera del Venezuela), dal Pd al gruppo misto, tutti hanno espresso critiche a questa apparente neutralità del governo italiano, che di fatto finisce per dare forza alla dittatura chavista di Maduro.

Il dem Piero Fassino considera “molto grave che l’Italia abbia frenato l’azione della Ue: invece abbiamo la necessità di far pesare la Ue fino in fondo per arrivare ad una soluzione politica“. Quella italiana è “una posizione ambigua e reticente che non aiuta i connazionali in Venezuela”.

Era stato proprio il presidente della Assemblea nazionale Juan Guaidò, in una lettera aperta al popolo italiano, a chiedere di appoggiare il riconoscimento della sua carica istituzionale, rimarcando come “Venezuela e Italia hanno profonde radici comuni”. Oltre due milioni di venezuelani, infatti, hanno cognomi italiani e molti posseggono anche la cittadinanza italiana.

Una rappresentanza del gruppo parlamentare del Partito democratico, guidata dal presidente Graziano Delrio, presenti anche il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato e la capogruppo dem in commissione Esteri, Lia Quartapelle, ha incontrato ieri la delegazione venezuelana composta dall’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, dal presidente della commissione Esteri dell’Assemblea nazionale, Francesco Sucre, dal rappresentante europeo in Venezuela per gli aiuti umanitari, Rodrigo Diamanti e dal deputato Gabriel Gallo.

Siamo qui a Roma perché abbiamo finalmente bisogno di parole chiare – ha detto Francisco Sucre – perché in Venezuela non c’è democrazia, né libertà, ed ogni vostro appoggio al presidente illegittimo“. “Maduro ci dà un profondo dolore. Ottocentomila venezuelani sono ridotti alla fame – ha aggiunto Antonio Ledezma – e cinque milioni hanno già lasciato il paese. Servono elezioni libere che rispettino la volontà popolare“.

Delrio ha assicurato il massimo appoggio dei dem all’opposizione venezuelana “perché questa ambiguità del governo italiano, frutto di un gioco delle parti tra Lega e M5s, sta provocando molti danni: è una indecisione che non aiuta a sbloccare la grave situazione di crisi di oggi e pregiudica il futuro stesso del Venezuela. La nostra mozione, in cui proponiamo di riconoscere Guaidò, da questo punto di vista è molto netta e chiara. Sosteniamo gli sforzi diplomatici del Gruppo di contatto e condividiamo la posizione assunta dall’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini. Siamo dalla parte dei diritti e della democrazia – ha concluso Graziano Delrio – e saremo determinati in questa battaglia“.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli