Verini: “Una legge contro le querele temerarie, così ricorderemo Ilaria Alpi”

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L’uccisione dell’inviata di Ilaria e dell’operatore Miran Hrovatin dopo un quarto di secolo, rimane ancora un mistero

Onorare Ilaria Alpi significa combattere per la verità e la libertà. La verità su ciò che è successo: l’uccisione dell’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenute a Mogadiscio, dopo un quarto di secolo, rimane ancora un mistero. Ma la Procura di Roma ha chiesto una nuova archiviazione dell’indagine. 

La parte civile, sostenuta dagli organismi rappresentativi dei giornalisti, si oppone all’istanza della procura, sollevando una questione di costituzionalità relativa al diritto degli organismi di sicurezza, i “servizi”, di mantenere il segreto sulle proprie fonti. Un informatore dell’allora Sisde collegò il delitto al traffico internazionale dei rifiuti. Lo spunto investigativo fu raccolto, senza particolari esiti, ma non è mai stato possibile sentire nel processo quella fonte rimasta anonima.

Ma il caso di Iliaria Alpi serve anche per salvaguardare chi, come lei, si occupa di giornalismo di inchiesta e troppo spesso è lasciato da solo. Troppi i giornalisti silenziati e messi in condizione di non poter lavorare, togliendo linfa vitale alla democrazia del Paese.

Per questo e per riscattare il ricordo di Alpi e Hrovatin, il deputato Pd Walter Verini ha ripresentato la proposta di legge contro il carcere per i giornalisti e le querele temerarie. “L’abolizione della detenzione per i giornalisti, su cui si è appena pronunciata la Corte di Giustizia Europea a proposito del caso Sallusti e la questione delle querele temerarie sono una priorità per l’informazione, la politica e i cittadini – ci spiega Verini. – La legge prevede forme di deterrenza per scoraggiare azioni legali infondate contro i giornalisti”.

Insomma non solo un anniversario per commemorare, ma l’occasione per non mollare di un centimetro quella che Verini definisce una lotta di civiltà. “Il 20 marzo ricorderemo l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin con una cerimonia alla Camera dei Deputati cui parteciperà il Presidente Roberto Fico e chiederemo a lui di calendarizzare la legge che ho proposto. Il Presidente può incidere sui lavori della Camera e gli chiederemo un impegno specifico”.

La verità è che l’informazione vive un momento difficile e che la lotta non può finire così. Questa anno è mancata la mamma di Ilaria, Luciana, che per 24 anni ha cercato di sapere cosa avesse portato alla morte della figlia. Quella ricerca deve andare avanti: è un dovere morale che deve essere di tutti. “Perché – dice Verini – non si può mettere una pietra sopra sull’omicidio di Ilaria Alpi. La ferità è aperta. E il caso non è chiuso”.

Un pezzo importante di questa storia lo ha dato qualche anno fa Chiara Cazzaniga, una giornalista della trasmissione di Federica Sciarelli, “Chi l’ha visto”. La cronista riuscì ad intervistare in Inghilterra Ahmed Ali Rage detto Jelle, il somalo che ventiquattro anni fa depistò le indagini e fece condannare ingiustamente un suo connazionale.

Dunque un cittadino somalo è stato in carcere per quasi 17 anni ed era innocente. L’errore giudiziario “perseverante” in tutti questi anni viaggia insieme al fatto che c’è chi ha depistato, ha costruito carte e piste false.

“Noi non archiviamo. Il giornalismo d’inchiesta per la verità e la giustizia” è il titolo dell’incontro che si terrà alla Camera dei deputati la mattina di martedì 20 marzo.  L’occasione anche per presentare l’atto, preparato dall’avvocato Giulio Vasaturo per conto di Fnsi, Ordine e Usigrai, di opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma.

In questi 25 anni è stata sono stati scritti libri, anche a fumetti, realizzati film, speciali in tv e hanno dedicato a Ilaria e Miran piazze, vie, scuole, canzoni. Il desiderio che la memoria resti cosa viva. Altrimenti continuerebbe ad avere ragione Luciana Alpi che in un intervista ad Articolo 21 denunciava:  “La verità non la vogliono”.

 

 

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