Tutta la verità sul voto francese

Focus

En Marche si rafforza come vera alternativa al nazionalismo. Il cambiamento, con nuove forze politiche, sta arrivando finalmente anche a Strasburgo

Battaglia all’ultimo voto in Francia. 23,31% Rassemblement National di Marine Le Pen, 22,41% la nostra lista Renaissance di Emmanuel Macron. Con 79 seggi che verranno assegnati alla Francia al momento della Brexit, saranno 23 i seggi assegnati a entrambe le liste. Marine Le Pen aveva vinto le elezioni europee del 2014 con oltre il 24%. Arretra di poco. Mentre En Marche si installa definitivamente nel panorama politico francese. Un panorama del tutto trasformato. Le due forze che avevano governato la Francia per 40 anni, i Républicains (gollisti) e i Socialisti scendono entrambi sotto il 10%. Con buona affermazione degli Ecologisti, come spesso peraltro riescono a fare alle europee, ma questa volta in linea con nuova tendenza generale europea.

En Marche insomma rimane, anzi si rafforza, come vera alternativa al nazionalismo. E questo, con un risultato molto vicino al primo turno delle presidenziali. Dopo due anni di riforme importanti. Dopo l’affaire Benalla. Dopo lunghi mesi di contestazioni dei Gilets Jaunes. Chi anche in Italia era passato dalla facile “Macron mania” di maggio 2017 all’ancora poi facile “Macron bashing” nell’ultimo anno deve ricredersi. Macron tiene, e prosegue il suo cammino di riforme in un paese in cui la resistenza al cambiamento è seconda forse solo all’Italia.

Sopratutto, la lista Renaissance, plurale (composta da vari movimenti politici e società civile) e transnazionale (eravamo 6 non francesi in lista) sarà centrale nel nuovo gruppo del Parlamento europeo. Molto probabilmente sarà Nathalie Loiseau a guidare il nuovo gruppo, anche se i negoziati sono appena cominciati. E nessuna maggioranza sarà possibile senza il nuovo gruppo, dato che sia il PPE che il gruppo S&D escono ridimensionati dopo queste elezioni. E con il loro risultato, si indebolisce anche il sistema degli spitzenkandidaten, che avrà una vera legittimità democratica solo quando riusciremo a introdurre quelle Liste transazionali che i cittadini potranno votare direttamente, proposte dal governo Renzi già nel 2016.

Insomma, il cambiamento, con nuove forze e nuove divisioni politiche, sta arrivando finalmente anche a Strasburgo. Tutto questo, in stretto rapporto politico con Macron al Consiglio europeo, che giocherà un ruolo decisivo sia sulle nomine ai vertici delle istituzioni UE sia nel determinare le nuove priorità politiche della legislatura. Nell’elezione europea che doveva vedere l’affermazione dei nazionalisti dappertutto, le forze pro Europee in Francia rimangono la maggioranza, e al Parlamento europeo vanno addirittura oltre il 70%.

Ci sono insomma tutte le condizioni per rifondare la nostra Unione. Il PD potrà e dovrà fare uno sforzo enorme per compensare tutte le debolezze dell’Italia gialloverde. Già, perché in realtà è l’Italia ad essere in controtendenza rispetto al resto dell’Europa. Sarà l’Italia a trovarsi più isolata. Meno influente. Anche per questo, un rapporto sempre più stretto tra il PD e En Marche – su cui abbiamo lavorato moltissimo in questi mesi – sarà strategico per essere protagonisti nella nuova Europa.

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