Pareggiare “per non morire”: tutti i veti nel governo che bloccano il Parlamento

Focus

Non passa giorno che il fronte dei due alleati si spacchi: dal quorum sul referendum, alla gestione dei migranti passando per l’installazione delle trivelle, Di Maio e Salvini sembrano in disaccordo su tutto

L’anno parlamentare che si è appena concluso ci ha lasciato un grande punto interrogativo che questo inizio del 2019 non sembra dissipare: quanto può durare questo governo? Non passa giorno senza che il fronte dei due alleati si spacchi: dal quorum sul referendum, alla gestione dei migranti passando per l’installazione delle trivelle, Di Maio e Salvini sembrano in disaccordo su tutto. Solo qualche slogan trito e ritrito li unisce. Basteranno le rassicurazioni che “va tutto bene” per continuare a galleggiare? Quanto è grande la brama di potere e di poltrone per governare con questa tensione perenne?

Chi sembra pagare il prezzo più alto è sicuramente il M5S che, pur di portare a casa qualche bandierina elettorale, ha decisamente spostato il baricentro a destra, scontentando i propri elettori (come si vede bene dai sondaggi). Ma anche Salvini sta ingoiando troppi bocconi amari (un esempio per tutti il blocco delle grandi opere che fa fibrillare Confindustria). La strategia sembra quella di continuare a pareggiare “per non morire”. E per ora ad entrambi basta aver portato a casa il decreto dignità e il decreto sicurezza.

Anche quel che resta di Reddito di cittadinanza e Quota 100 viaggeranno insieme ma per il resto? Il Parlamento continuerà ad esser bloccato sui temi – importantissimi – ma su cui non c’è accordo?

Che cosa ne sarà per esempio della legittima difesa? Il ddl è stato già approvato dal Senato fra il gelo dei grillini mentre per Salvini & Co. la questione rimane di fondamentale importanza. Stessa questione sulle autonomia di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, che spingono per avere maggiori poteri: tutto fermo, senza un ddl attuativo del governo che non è d’accordo su come impostare il provvedimento.

Anche le grandi promesse dei pentastellati hanno subito un drastico stop: prima di Natale Di Maio aveva lanciato il taglio alle spese dei ministeri di cui, però, non si è saputo più niente mentre il taglio degli stipendi dei parlamentari è diventato un vero caso mediatico con la Lega che ha già dichiarato la misura come “non prioritaria”. Per non parlare della gestione migranti che ha visto i due leader contrapporsi nel caso “Sea Watch“. Nonostante gli appelli del Papa e del mondo cattolico e nonostante l’apertura del vicepremier grillino, supportato da Conte e Fico (Toninelli non pervenuto), la questione è ancora irrisolta e i migranti sono ancora in mare aperto.

Lo scontro continuo sembra avere un solo obiettivo: le elezioni europee. Non sono solo i risultati che, ovviamente, peseranno negli equilibri di governo ma anche le alleanze e il tipo di campagna elettorale che i due partiti di governo vorranno impostare. Si potrà trovare una mediazione anche stavolta fra il fronte sovranista guidato da Salvini, alleato dei partiti di estrema destra europea, e il M5S che vuole far scendere in campo il più movimentista dei suoi, l’avventuriero Di Battista?

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