L’inadeguatezza di un governo debole che non sa decidere

Focus

Di Maio e Conte vorrebbero andare avanti ma la Lega frena. Zingaretti: “Un pasticcio”

Dopo la Tav ad agitare gli animi del governo è la Via della Seta, ovvero il memorandum di accordo commerciale tra Italia e Cina. A parti invertite rispetto all’alta velocità, il M5s cerca di andare avanti col via libera del Quirinale, mentre la Lega, più sensibile agli altolà europei e soprattutto americani, è intenzionata a frenare.
La posta in gioco è alta, ci sono alcuni settori strategici fondamentali come quello delle telecomunicazioni, dell’energia. E poi ci sono da considerare tutte le ricadute su porti e infrastrutture.

Ma se per Conte e Di Maio il memorandum sulla Via della Seta verrà firmato senza modifiche – così hanno dichiarato oggi – la Lega fa melina e frena: “Stiamo facendo tutte le verifiche e le valutazioni necessarie”, fanno sapere fonti del partito guidato da Salvini aggiungendo che “prima viene la sicurezza degli Italiani, poi l’interesse economico”. Il leader leghista secondo alcune indiscrezioni sarebbe addirittura pronto a mettersi di traverso se Di Maio firmasse il protocollo coi cinesi.

Il premier Giuseppe Conte alla fine del vertice di Palazzo Chigi di oggi ha ricordato che “L’Italia è l’unico Paese” rispetto alle 13 nazioni dell’Unione europea che hanno sottoscritto il Memorandum tra Italia e Cina “ad aver preteso e imposto il rispetto dei principi e delle regole europee”. “L’Italia – ha sottolineato – ha una forza propulsiva sugli standard europei. Dà un contributo su questo tema a tutta l’Unione europea”. Contrasti nel governo? “Normale dialettica”, taglia corto. Anche se la Lega non sembra affatto convinta.
Oltretutto sul testo del memorandum è ancora mistero. Ad esempio non si sa ancora bene se ci sarà la presenza cinese nell’infrastruttura del 5G, la più grande preoccupazione del Dipartimento di stato americano. Ieri la Nato ha mandato l’ennesimo messaggio d’allarme sulle reti 5G gestite dai colossi cinesi come Huawei e Zte paventando di interrompere le comunicazioni con i tedeschi se Berlino sceglierà di usare tecnologie Huawei. Per questo il governo gialloverde è ora di fronte a un bivio. Da una parte aprire un polemica con la diplomazia americana e con tutta l’alleanza atlantica; aprirne un altro con l’Europa. Oppure far saltare il memorandum con la Cina.

Nel dibattito si registra l’avvertimento del Garante della privacy, Antonello Soro: “Il trattato è indispensabile ma è l’Europa che deve giocare la partita prevedendo e rivendicando un primato nel diritto e promuovendo una regola globale in cui la partita avvenga alla pari e tutti rispettino le regole. Oggi la Cina non rispetta queste regole”.
E sul tema è tornato a parlare anche Romano Prodi, secondo cui “l’Italia deve svegliarsi e colmare il ritardo nei rapporti con i traffici verso oriente”. Secondo Prodi “abbiamo degli interessi nazionali che i tedeschi hanno perseguito con forza facendo il loro terminale ferroviario a Duisburg, i porti del nord hanno fatto gli accordi con la Cina, la Grecia ha addirittura venduto parte del Pireo alla Cina, mi sembra che l’Italia debba svegliarsi e prendere la parte dei traffici verso est, e non parlo solo di Cina”.

C’è poi da registrare un problema legato al metodo. Secondo quanto risulta al Foglio, infatti, nessuna delle figure chiave del sistema porti italiano ha ancora letto il vero testo del memorandum che dovrebbe essere firmato. E nemmeno lo stesso parlamento è stato coinvolto, come ha sottolineato il segretario dem, Nicola Zingaretti, che ha parlato di “un accordo fatto in sordina senza il necessario dibattito e senza il coinvolgimenti pieno del parlamento”.

“Tutto questo – ha evidenziato Zingaretti – contribuisce a dare un’immagine di un Pese in cui l’incertezza blocca tutto un giorno sono i cantieri fermi, un altro la Tav”. Insomma, un tema gestito malissimo.

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