Buon viaggio, Dibba. E’ il piano B dei grillini?

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Sarà lontano quando si insedierà un nuovo governo (se mai succederà) e potrà tornare, ripulito, da salvatore

Lo ha scritto, lo ha ripetuto e forse lo farà. Alessandro Di Battista, stella nascente e trainante del Movimento 5 Stelle, è pronto a partire. Lo farà il 29 maggio, ha annunciato con un post su Facebook, e girerà 6 mesi per l’America. Ad accompagnarlo la sua compagna e il suo piccolo bambino. A sponsorizzarlo il Fatto Quotidiano, per cui scriverà dei reportage on the road.

La notizia non è nuova ma più passano i giorni e più qualcosa, in questa scelta, non torna. Quando aveva deciso di non ricandidarsi per prendersi cura della sua famiglia, in molti avevano storto il naso e non gli avevano creduto. In un attimo, però, chi aveva espresso dubbi è stato tacciato di essere cinico, invidioso o peggio assetato di potere (e per questo si è pure dovuto sentire in colpa). Dopo la rinuncia alla politica è arrivata la scelta di partire (con i mezzi pubblici, of course) e qualche contraddizione è cominciata ad emergere, ma senza far scalpore.

Ma quello che ancora non convince è perché il Movimento 5 Stelle abbia scelto di privarsi di uno degli esponenti più apprezzati del gruppo dirigente. Sfruttato anche nell’ultima campagna elettorale, mandato in tv e in piazza, Di Battista continua a piacere mentre di Maio cala in tutti gli indici di gradimento. E così Giggino appare sempre di più come un agnello scarificale ( a sua insaputa?). E’ difficile credere che dietro ogni azione degli uomini e donne più in vista del M5S non ci sia la lunga mano della Casaleggio e Associati.

Una strategia?

A supportare questa ipotesi si aggiungono gli ultimi 70 giorni. Il leader pentastellato si sta spendendo in prima persona, rischiando (e non poco) la sua faccia. Sa di dover pagare un prezzo altissimo, sia nel caso di una riuscita di un governo verde-giallo, sia nel caso che questo governo non si riesca a fare. In entrambi i casi la luna di miele con gli italiani potrebbe subire un duro colpo o addirittura finire. E qui rientra in gioco la figura di Di Battista.

Sarà lontano quando si insedierà un nuovo governo (se mai succederà) e sarà lontano quando i primi provvedimenti stenteranno a partire o deluderanno gli elettori. Sarà quindi pronto, soltanto a quel punto, a tornare in patria da salvatore. Da duro e puro del Movimento. Pulito, anzi candido, dalle ripercussioni di governo. Fuori dai giochi di potere e dagli accordi, addirittura con un’esperienza oltreoceano da mettere in curriculum.

Tutti elementi che potrebbero valere qualche punto percentuale in più, indispensabili per mettere una toppa in caso di crisi di consenso.

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