Video Battisti: Salvini e Bonafede indagati per l’arresto show

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La Procura di Roma chiede l’archiviazione. Gli atti già trasmessi al tribunale dei ministri

Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sono indagati per la pubblicazione del video dell’ex terrorista Cesare Battisti. L’ipotesi di reato è la mancata tutela della dignità della persona arrestata. La procura di Roma ha già trasmesso gli atti al tribunale dei ministri chiedendo l’archiviazione del provvedimento per mancanza di dolo.

Il video su Cesare Battisti pubblicato su Facebook dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, era stato pesantemente criticato per presunte violazioni delle norme a tutela delle persone arrestate. La clip aveva il titolo “Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo”. Il filmino aveva scatenato critiche fuori e dentro i social. Le immagini erano accompagnate da una sequenza musicale. Una base, che potrebbe essere usata per un video delle vacanze o un filmino matrimoniale, che faceva da sottofondo ai momenti ritenuti salienti della storia.

Il latitante viene ripreso mentre scende dall’aereo e mentre viene condotto in custodia. La sequenza lo segue mentre gli vengono prese le impronte digitali. Un teatrino in cui anche le forze dell’ordine vengono usate per la clip propagandistica in cui il detenuto è esposto come un trofeo di caccia. E da più fronti ci si è chiesti che fine abbia fatto il senso delle istituzioni e il rispetto della dignità umana

Il video è diventato virale, generando migliaia di condivisioni e commenti. Molti utenti hanno accusato il ministro Bonafede di accanimento contro l’ex terrorista, che dopo oltre trent’anni di latitanza all’estero ora sconterà l’ergastolo nel carcere di Oristano.  E non solo: c’è stato anche chi ha fatto notare che con la pubblicazione del video sarebbe stata messa a rischio la copertura di un agente della polizia.

Il sindacato dei penalisti romani, presieduto da Cesare Placanica, nell’esposto segnalava che si sarebbero potuti configurare alcuni reati tra quali quello previsto dall’articolo 114 del codice di procedura penale che vieta “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica” e quella prevista dall’art 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che “nelle traduzioni sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità” .

Secondo Il Giornale per i magistrati romani il fatto non costituisce reato perché mancherebbero i due presupposti del dolo e vantaggio patrimoniale. La procura di Roma quindi avrebbe già trasmesso gli atti al tribunale dei ministri chiedendo l’archiviazione del provvedimento.

Il ministro Bonafede si difese sostenendo che “il video aveva il fine di dare un tributo alla polizia”. Qualche giorno più tardi tuttavia, parlando alla Camera, lo stesso Guardasigilli ammise: “Il video non mi è piaciuto e riguardandolo non mi piace.  Inoltre, secondo Repubblica,  il Guardasigilli sa della vicenda da una settimana, ma si è ben guardato dal comunicarlo. Un gesto che contrasta con lo spirito di trasparenza rivendicato dal Movimento Cinquestelle.

 

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