Troppe polemiche per la lettera “censurata”, il prefetto della comunicazione si dimette

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Papa Francesco accetta le dimissioni di Viganò, ma gli chiede di restare al dicastero come assessore

Dopo le tante polemiche che lo avevano travolto, il prefetto della Segreteria per la Comunicazione in Vaticano ha rassegnato le dimissioni. Bergoglio ha infatti accettato – come annuncia il portavoce Vaticano Greg Burke – la rinuncia all’incarico da parte di monsignor Dario Edoardo Viganò. Fino alla nomina del nuovo prefetto, la struttura sarà guidata dal segretario, monsignor Lucio Adriàn Ruiz.

Il Papa, “dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere ‘un passo indietro’ nella responsabilità diretta del dicastero per le comunicazioni” ha dichiarato di rispettare la sua decisione, accogliendo “non senza qualche fatica, le dimissioni da prefetto”. Il pontefice ha però chiesto a Viganò di “proseguire restando presso il dicastero, nominandola come assessore per il dicastero della comunicazione”.

Polemiche per la lettera “tagliata”

Le critiche a Viganò erano nate in seguito alla pubblicazione di lettera del papa emerito Joseph Ratzinger a sostegno dell’attuale pontefice e lette durante la presentazione alla stampa della collana La teologia di Papa Francesco. La foto della missiva, però, appariva ritoccata e per questo era impossibile leggere alcune righe del testo che risultavano sfocate.

La missiva era stata presentata inizialmente come una difesa di Bergoglio da parte del suo predecessore nei confronti dei tradizionalisti, ma aveva alcune righe sfocate. Solo in un secondo momento era stato reso noto l’intero paragrafo.

La Segreteria aveva chiarito che non c’era alcun intento di censura, ma che la scelta di tralasciare alcune parti era legata solo a motivi di riservatezza. Della missiva di Benedetto XVI, “riservata, è stato letto quanto ritenuto opportuno – sono le motivazioni dela Segreteria – e relativo alla sola iniziativa, e in particolare quanto il papa emerito afferma circa la formazione filosofica e teologica dell’attuale pontefice e l’interiore unione tra i due pontificati, tralasciando alcune annotazioni relative a contributori della collana”.

La lettera era stata indirizzata dal Papa emerito allo stesso Viganò, in occasione della pubblicazione di una collana della Libreria Editrice Vaticana dedicata al suo successore. Viganò la lesse – in modo risultato poi parziale – in occasione dell’anniversario dei cinque anni di pontificato di Francesco.

La lettera di dimissioni di Viganò

“In questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di là delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale. La ringrazio per l’accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone, però, che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio ‘L’attuale contesto comunicativo’ del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l’amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità. Credo che il ‘farmi in disparte’ sia per me occasione feconda di rinnovamento o, ricordando l’incontro di Gesù con Nicodemo (Gv 31,1), il tempo nel quale imparare a ‘rinascere dall’alto’. Del resto non è la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio, stile che da sempre ho cercato di vivere. Padre Santo, La ringrazio se vorrà accogliere questo mio ‘farmi in disparte’ perché la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio.

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