Il Pd compatto: fermare la violenza sulle donne sia l’impegno di tutti

Focus

I candidati alla segreteria Pd intervengono in occasione delle Giornata contro la violenza sulle donne

”Dovremmo fare dell’impegno alla lotta contro la violenza un tratto proprio dello Stato democratico e distintivo della sua politica. Tutta”. Così Marco Minniti, candidato alla segreteria Pd, in una intervista al Corriere della Sera interviene in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ribadendo la necessità di un piano di cui si devono far carico ”la politica, le forze dell’ordine, le famiglie, la scuola, la giustizia”. Minniti rivendica i passi avanti della passata legislatura e attacca l’esecutivo gialloverde non per ”proclami di bandiera”, ma perché ”sono insostenibili i tagli dell’attuale governo alla lotta antitratta, al fondo per le vittime di violenza e a quello sui minori vittime di femminicidi”. Parole molto nette poi su disegno di legge Pillon, ritenuto “inaccettabile” e con un messaggio intrinseco “medievale”. “Non va bene l’assenza di politiche di condivisione e conciliazione delle responsabilità genitoriali, l’assenza di politiche per incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Non va bene la riduzione dei finanziamenti dei centri antiviolenza. Così non va”.

A prendere posizione anche Nicola Zingaretti che sul suo sito scrive: “Sono gli uomini che picchiano, uccidono e usano violenza contro le donne”. E  continua “nessuno nasconda questa verità della violenza maschile. O la rivolta parte da questa consapevolezza o è tutto inutile. Ce lo hanno ricordato le piazze di questi giorni: nessuna reticenza è ammissibile. E il primo compito è schierarsi e combattere a viso aperto ogni ritorno di machismo che si riaffaccia in mille modi nei comportamenti individuali collettivi e legislativi”.

Anche Maurizio Martina su Facebook scrive un lungo messaggio: “Ogni 72 ore una donna viene uccisa. 3mila donne sono morte dal 2000 per mano quasi sempre di compagni o mariti assassini. E il numero di violenze è esponenzialmente più alto. Numeri crudi, tremendi. Ma che non riescono a dare il senso della tragedia umana che ognuna di quelle morti, ognuno di quegli abusi porta con sé. La questione ha una radice culturale antica, difficile da estirpare. Dalla stessa radice nascono erbe infestanti come le differenze salariali tra uomini e donne, la preclusione di carriera al femminile, l’abbandono del lavoro dopo la maternità. In breve la disuguaglianza di genere. Il grido di piazza di oggi è un segnale da coltivare. Pari diritti. Sembra assurdo doverlo dire nel 2018”

Interviene anche Matteo Richetti che su Facebook scrive: “Per molti riflettere e discutere di violenza sulle donne, nella giornata che vuole essere un monito per tutti, è patetico e retorico. Certo non può essere con una giornata che risolviamo una questione così drammatica, ma io sono convinto valga la pena interpellare le coscienze di tutti e costruire una cultura di contrasto alla violenza in tutte le sue forme.
Essere vittime di violenza di genere, significa essere prevaricate e limitate, in quanto donne, nella propria libertà ed autonomia. Ci si sente rassegnate, si prova vergogna, si ha paura di ritorsioni, ci si sente colpevoli di non si sa bene cosa e si teme di non essere credute.
Il senso di solitudine è disarmante. Una donna è oggetto di violenze non solo nel senso più forte e visibile del termine”. Non ci si può rassegnare, molto si può fare: “La violenza si arrende solo all’educazione. E anche la Politica lo deve comprendere fino in fondo”.

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