Violenza contro le donne, M5S e Lega litigano ma i fatti stanno a zero

Focus

Scontro tra Salvini e Spadafora, e la conferenza stampa sui centri antiviolenza viene annulllata. Il Pd: “In un anno non è stato fatto nulla”

Una delle caratteristiche per cui verrà ricordato il governo gialloverde, tra le altre, è come con loro ogni tema di quelli che più toccano la pelle dei cittadini, più che oggetto di riflessione e dunque di azione, si trasformi magicamente nell’ennesima miccia per polemiche e attacchi a suon di ripicche e rivendicazioni. Senza che poi, questo il corollario, nel concreto si faccia o cambi un granché.
Cose che accadono quando in un anno i rapporti di forza tra due partiti al governo vengono completamente ribaltati, con uno (la Lega) che letteralmente cannibalizza l’altro (M5S), circostanza che può spingere chi è in affanno alla ricerca continua di un boccaglio da cui trarre aria. Ma resta forte la sensazione che questo governo, più che da un progetto o da un “contratto”, sia totalmente guidato dalle polemiche di giornata, un po’ come una barca senza bussola in balia dei venti. E a finire nel tritacarne dello scontro all’arma bianca nella maggioranza sono spesso temi importantissimi.

 

L’ultimo episodio a conferma di questo teorema – ma la cronaca politica ne è quotidianamente piena – è la polemica innescata dal sottosegretario con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, del M5s, che oggi dalle pagine di Repubblica ha attaccato frontalmente Salvini sul tema della violenza contro le donne, accusando il vicepremier, in pratica, di essere il responsabile della deriva sessista che sta dilagando nel Paese.

Parole che sul fronte politico hanno causato un ‘apriti cielo’ da parte leghista, ma che nella pratica hanno avuto l’effetto, – al netto della sensatezza delle affermazioni in questione – di vedere cancellata la conferenza stampa prevista sempre per oggi, nella quale il sottosegretario, insieme alla ministra Giulia Bongiorno, avrebbe dovuto presentare il censimento di Istat e Cnr sui centri antiviolenza in Italia (sono 338, e 33mila sono le donne che vi hanno acceduto), insieme alle azioni che il governo ha intenzione di intraprendere sul terreno della violenza contro le donne, e di cui dunque neanche oggi avremo contezza.
La cronaca è stata infatti riempita non dalle storie, spesso tragiche, delle donne che hanno dovuto chiedere protezione, ma dalle parole di Salvini, che ha invitato Spadafora a dimettersi, e dagli attacchi di Spadafora al Pd, reo di aver messo il dito nella piaga.

 

“La violenza sulle donne non è tema su cui si possano fare polemiche di parte”, ha dichiarato la senatrice dem Valeria Fedeli, che ha aggiunto: “Comprendiamo l’imbarazzo del sottosegretario Spadafora nell’essere sostanzialmente zittito dal vicepremier Salvini e il tentativo maldestro di polemizzare con il Pd. Ma i fatti restano fatti:  in un anno ha convocato la cabina di regia solo una volta e solo a ridosso della richiesta della commissione femminicidio di essere audito in merito all’applicazione del piano anti violenza. Un piano varato dal governo Pd”.
“Invece di fare polemiche con noi ha rincarato la dose Fedeli – , Spadafora ci spieghi come intende procedere a questo punto per attuare il piano che, seppur varato dal precedente governo, resta l’unico strumento concreto ad oggi nelle sue mani”, visto che “nemmeno i fondi del 2018 stanziati dal nostro governo per i centri anti violenza sono stati ancora trasferiti alle regioni, colpevolmente bloccati da più di un anno“.

Ironico e insieme amaro il commento della deputata dem Lucia Annibali, lei stessa vittima di violenza, che ha affermato: “Fa piacere leggere che anche il sottosegretario Spadafora si sia finalmente accorto che c’è una responsabilità politica precisa di alcuni ministri del suo governo nella ‘pericolosa deriva sessista’ che sta vivendo il nostro Paese. Noi lo denunciamo da tempo nel silenzio generale”. Ma per Annibali “la lotta alla violenza di genere non si può fare con gli slogan, servono fatti concreti. Vogliamo che il ddl Pillon venga ritirato, che l’affido condiviso in caso di violenza intrafamiliare e l’alienazione parenale spariscano dal tavolo” . Ma su questo è la conclusione, “il sottosegretario continua a glissare”.

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