Le contestazioni fanno ‘sbroccare’ la Raggi: così finisce l’era di Virginia

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Non sono i numeri, le foto o le prime pagine dei giornali a certificarlo ma la reazione scomposta della sindaca che, prima in un post delirante su Facebook, e poi in un’intervista sul Messaggero, ha dato di matto

La manifestazione di piazza del Campidoglio è arrivata come un macigno sulla testa di Virginia Raggi. Non sono i numeri, le foto o le prime pagine dei giornali a certificarlo ma la reazione scomposta della sindaca che, prima in un post delirante su Facebook, e poi in un’intervista sul Messaggero, ha dato di matto. A Roma si direbbe che ha ‘sbroccato’, nessuna definizione può rendere meglio l’idea di una amministratrice che all’indomani di una manifestazione definisce i partecipanti come ‘nostalgici di Mafia Capitale’ o ‘radical chic’ o addirittura ‘simpatizzanti del Pd’ (come se fosse la peggiore offesa).

E’ vero che nella piazza di ieri c’erano tante persone, molte del Pd, molte altre no. E’ vero anche che quella di ieri era probabilmente una piazza molto eterogenea dove si sono mischiati chi è contrario a mettere i cordoli sulle strade, le associazioni di Portonaccio contro le multe, i radicali che promuovevano il referendum per la privatizzazione di Atac etc. Forse uniti in una lista civica o in un partito tutte queste persone non avrebbero trovato un punto di unione. Ma ieri sono scesi in piazza per un obiettivo comune: mandare a casa Virginia Raggi. E non una cosa scontata visto che da quando il Movimento 5 Stelle è al comando della Capitale, nessuno aveva sentito l’esigenza o aveva avuto la forza (neanche il Pd ahinoi) per manifestare contro chi ha portato la città in un degrado mai visto. C’era gente che non scendeva in piazza da anni e chi aveva bisogno di rendere comune un disagio per non sentirsi sola.

Virginia Raggi invece di offendere gratuitamente dovrebbe ascoltare e porsi qualche dubbio: continuare a dire che il cambiamento a cui stiamo assistendo è ‘epocale’ non solo cozza con la realtà ma è anche in malafede. Capiamo lo shock, un movimento che basa tutto sul consenso non può accettare di essere contestato, ma questa è la democrazia.

Da parte nostra l’abbiamo lasciata provare fra mille dubbi e incertezze, abbiamo avuto pazienza consapevoli della difficoltà di amministrare una città difficile ma ora non possiamo più aspettare. Il rischio è che se non rialziamo la testa e ci mettiamo cuore e gambe per ricostruire un’alternativa, chi verrà dopo la Raggi possa essere anche peggio. Lo abbiamo già visto con il caso Desiree: l’opa di Salvini sulla Capitale è già cominciata. Non ci rassegniamo, possiamo dimostrare che un’Italia e una Roma diverse esistono.

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