Virgo, il rivelatore pisano, vede la sua prima onda gravitazionale

Focus

Il quarto avvistamento compiuto da tre interferometri annunciato a Torino, al G7 della scienza

Gli scienziati l’avevano preannunciato qualche mese fa: arriverà un giorno in cui avremo un avvistamento di onde gravitazionali con frequenza mensile o settimanale. E se non è proprio così, ci avviciniamo alla previsione. Nella serata di ieri, durante il G7 della scienza in corso a Torino, la collaborazione LIGO-Virgo ha annunciato il suo quarto avvistamento di onde gravitazionali.

Si tratta, ancora una volta, del risultato di un urto tra due buchi neri, di massa pari a 31 e 25 masse solari, posti a circa 1,8 miliardi di anni luce da noi, che hanno dato vita a un unico buco nero di circa 53 masse solari. La massa mancante si è trasformata in energia, nell’onda gravitazionale osservata, l’increspatura dello spazio-tempo che ha viaggiato fino a noi.

La ministra dell’Istruzione e della ricerca, Valeria Fedeli, presente all’annuncio, ha evidenziato come “quello che agli inizi era potuto sembrare a molti un progetto visionario sta aprendo oggi una nuova epoca per lo studio del nostro universo”. Ed è proprio così.

A differenza dei precedenti avvistamenti, stavolta l’osservazione è stata compiuta anche dal rivelatore Virgo, il gioiello della ricerca europea (ma soprattutto italiana) adagiato sulla piana di Cascina, vicino a Pisa. Virgo, dopo uno stop di cinque anni per aggiornamento, è tornato operativo l’ 1 agosto scorso, giusto in tempo per osservare direttamente la sua prima onda
gravitazionale, il 14 agosto 2017. A quell’epoca, infatti, risale l’avvistamento classificato con la sigla GW170814; l’annuncio è arrivato dopo una quarantina di giorni, necessari per elaborare i dati raccolti.

Il segnale è stato ricevuto dall’interferometro LIGO posto a Livingston, in Louisiana, e dopo 8 millisecondi è giunto al secondo rivelatore LIGO che si trova a Hanford, nello stato di Washington. Neanche un battito di ciglia e dopo 6 millisecondi eccolo apparire anche a Virgo.

L’osservazione condotta da tre rivelatori, anziché due come nei casi precedenti, permette una triangolazione che ha migliorato la determinazione della posizione e della distanza dei buchi neri originanti il fenomeno. Stavolta, lo spicchio di spazio dal quale è giunto il segnale è dieci volte più piccolo rispetto a quelli identificati nelle tre precedenti osservazioni, quando erano operativi
solo i rivelatori americani. “La capacità di identificare nel cielo la sorgente marca la nascita della cosiddetta astronomia multi messaggero” ha evidenziato Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, partner italiano di Virgo.

In altre parole, appena verrà osservata un’onda gravitazionale sarà possibile allertare in tempo reale altri telescopi, spaziali e terrestri, in modo che si orientino verso la sorgente dell’onda per osservare altri “messaggeri”, cioè eventuali altre emissioni (ad esempio raggi cosmici, neutrini, fotoni gamma).

E ci sarà molto da fare. “Con il prossimo ciclo di attività osservative, previsto per l’autunno del 2018 –ha dichiarato David Shoemaker, portavoce della collaborazione LIGO- ci aspettiamo rivelazioni di questo tipo ogni settimana o
perfino più spesso”.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli