Vivendi sale al 20% di Mediaset. Berlusconi: “Non ci lasceremo ridimensionare”

Focus

Il Cavaliere ad Arcore con la famiglia permettere a punto una strategia difensiva. La Procura indaga dopo denuncia Fininvest

Di fronte all’autentico ciclone azionario che, in sole tre sedute di Borsa, ha portato ieri Vivendi a detenere il 20% del capitale di Mediaset, qualcuno ha parlato di operazione «fuori tempo e fuori luogo». Fuori tempo in quanto una scalata ostile di queste dimensioni rimanda all’economia allegra degli anni Ottanta; fuori luogo perché un’operazione del genere appartiene al dna del capitalismo americano piuttosto che ai “pigri” salotti finanziari italiani. Sia come sia, nel secondo mercoledì di dicembre se ne sono viste davvero di tutti i colori. Mentre Vincent Bollorè e la sua Vivendi rastrellavano azioni del Biscione a ritmo forsennato, Silvio Berlusconi si è rintanato con famiglia nel fortino di Arcore, rinunciando persino alla presentazione romana dell’ultimo libro di Bruno Vespa, dettando da lì la linea della resistenza: «Non permetteremo a nessuno di ridimensionarci». Intanto, non essendo Mediaset per tante ragioni un’azienda qualsiasi, dell’assalto francese si è occupato anche il governo per bocca di Carlo Calenda. «Scalare in modo ostile uno dei più grandi gruppi media italiani non è il modo più appropriato di procedere», ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico. Il tutto mentre la procura di Milano ha aperto un’indagine a carico di ignoti per manipolazione del mercato in seguito all’esposto presentato da Fininvest contro, appunto, il gruppo francese Vivendi.

Scalata rapidissima

Dunque, ieri si è assistito al definitivo (?) compimento del blitz messo a punto da Vincent Bollorè contro uno dei “pezzi” fondamentali dell’impero berlusconiano. Una scalata rapidissima quella del colosso francese che nel giro di tre giorni ha ampliato il suo pacchetto di azioni dal 3% al 20%. E in Borsa alla fine della seduta la crescita dell’azione del Biscione è stata pari all’1%, con un prezzo di 3,62 euro e volumi di scambio ancora importanti: dall’inizio di dicembre, quando è iniziato il rastrellamento più consistente delle azioni Mediaset da parte dei francesi, il titolo è salito del 57 %. Una guerra ormai in campo aperto esplosa a qualche mese di distanza dal clamoroso dietro-front della stessa Vivendi dal concordato acquisto di Mediaset Premium, con una concatenazione di eventi che ovviamente non può essere ritenuta frutto del caso. Di certo non la ritiene tale il Cavaliere, ormai impegnato full time in una contesa di cui avrebbe fatto volentieri a meno, come si evince anche dalla nota ufficiale in cui va all’attacco del finanziere francese bollando l’operazione come «ostile» e annunciando l’aumento della partecipazione in Mediaset con l’acquisto di azioni da parte di Fininvest. Poche righe in cui il Cavaliere ha smentito anche le voci di una divergenza tra i figli (in particolare tra i primi due e quelli poi avuti con Veronica Lario) rispetto alle strategie da mettere in campo. «L’acquisto di azioni Mediaset da parte di Vivendi, non concordato preventivamente con Fininvest, non può essere considerato altro che un’operazione ostile», si legge nella nota a firma Berlusconi. «Quanto a noi, c’è la compattezza più assoluta della mia famiglia su un punto molto preciso: non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che qualcuno provi a ridimensionare il nostro ruolo di imprenditori». Ed ancora, il Cavaliere sottolinea che «per questo abbiamo aumentato la nostra partecipazione e continueremo a farlo nei limiti consentiti dalle leggi. Vivendi ha avuto l’opportunità, con l’accordo strategico firmato nello scorso aprile, di avviare con Mediaset una collaborazione che si preannunciava proficua per entrambi i gruppi. Purtroppo, questo accordo è stato disconosciuto da Vivendi nei modi e con le conseguenze anche giudiziarie che sono note. Non è certo questo – è la conclusione – il miglior biglietto da visita che Vivendi possa esibire nel riproporsi come azionista industriale della società».

Strategia difensiva

Fin qui le parole, mentre i fatti dicono che Fininvest ha già iniziato la sua strategia difensiva acquistando nei limiti permessi dalla legge altre azioni della società, arrivando ad oltre il 39% del capitale Mediaset. Un baluardo che serve a rendere molto improbabile il successo di un’eventuale opa ostile da parte dei francesi. Di più, però, in termini azionari Berlusconi non può fare essendo vicino al limite del 5% di azioni da poter comprare nell’anno solare prima che scatti anche per lui l’obbligo di lanciare un’opa che sarebbe assai onerosa. Accanto alle operazioni finanziarie, sono state messe in campo anche le “armi”giudiziarie nell’attesa che arrivi il 21 marzo, giorno in cui è stata fissata la prima udienza della causa intentata contro il colosso francese per il mancato rispetto del contratto sulla vendita di Mediaset Premium sottoscritto ad aprile. Però, oltre alla volontà di resistere non si nasconde lo sconcerto: «Era una operazione preparata da tempo e non ce ne siamo accorti», si è osservato da più parti dentro l’entourage del Cavaliere.

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