Csm color giallo-Davigo. Resistere, resistere, resistere

Focus

Vince la destra togata, si apre la possibilità di un Consiglio amico del governo: addio alla cultura garantista?

Secondo noi il titolo del pezzo di Antonella Mascali sul Fatto è sbagliato: “Davigo è il più votato ma crescono i conservatori”. Diremmo infatti che “Davigo è il più votato, infatti crescono i conservatori”. Già, anche il Csm, dopo il Parlamento, cade nelle mani della destra. L’onda lunga del 4 marzo non pare conoscere risacche ma avanza con i suoi flutti su tutte le istituzioni democratiche. Non vi è dunque nessuna contraddizione fra il successo di uno dei più intelligenti reazionari italiani – reazionario nel senso tecnico e culturale, cioè impasto di populismo, giustizialismo, corporativismo, superbia “morale”, istintivo anti-parlamentarismo – e il consenso alle correnti di destra della magistratura italiana: Piercamillo Davigo infatti è l’Autorità politico-culturale-mediatica della destra togata, di quella nuova destra “gialla” e antipolitica che sta egemonizzando l’aria del tempo.

E c’è ovviamente un continuum fra l’orientamento destrorso della nuova magistratura e quello più generale dell’elettorato italiano. Anzi, diremmo che il voto per il Csm “risponde” a quello del 4 marzo, intriso di domande “d’ordine” semplificate e irrazionali. Davigo in questo quadro dunque è una perfetta sintesi di grillismo-travaglismo e salvinismo della paura, un sapiente cultore di manette e giustizia fai-da-te, un mistico animatore di fantasmi paurosi e incorruttibile cavaliere bianco senza macchia e senza paura, ma che più che l’epica del Bene contro il Male declina una storiella di guardie e ladri.

Non è possibile stabilire la parte che hanno avuto i Floris e i Travaglio – solerte prefatore di svariate opere del Nostro – nella grande affermazione di Davigo: sospettiamo, tanta. E che persino una categoria così colta come la magistratura si mostri tanto permeabile ai talk show dà certo da pensare. E non sapremo mai se è il sentore profondo dell’opinione pubblica a gonfiare certa informazione o se è quest’ultima a “dopare” grandi masse: verosimilmente, si è creato un circolo vizioso che la sinistra dovrebbe essere capace di mettere a fuoco per spezzarlo.

È probabile che un Csm amico del governo, in particolare del ministro della Giustizia che a noi profani sembra molto ma molto al di sotto di un Davigo, tanto che non si va lontani ipotizzando il rischio di un “ministro ombra”, spiani la strada dai residui di una cultura garantista e attenta ai diritti dei cittadini che ha avuto tante difficoltà – e certo non solo a causa dei conservatori.

È dunque possibile che la giurisprudenza farà dei passi indietro fino al ritorno ad una pratica spettacolar-manettara col megafono del l’organo delle Procure diretto da Travaglio e al trionfo della cultura del sospetto come anticamera della verità: dove c’è fumo c’è fuoco, dicevano i nostri antenati con logica aberrante. Ecco, ogni giorno la qualità della nostra democrazia rischia di affievolirsi: inutile strapparsi le vesti. Ma come diceva il maestro di Davigo, bisogna resistere, resistere, resistere.

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